Se non troverà 2,6 milioni perderà Villa Rodella: «Andrò ad abitare in un capannone...» Venezia. La Cassazione ha respinto il ricorso presentato dai legali dell'ex governatore Giancarlo Galan contro il patteggiamento a 2 anni e 10 mesi (più una multa da 2,6 milioni di euro) concordato con la procura di Venezia nell'ambito dell'inchiesta sul Mose. La pena a carico di Galan diventa dunque definitiva (chiederà l'affidamento ai servizi sociali), con due ulteriori effetti: per pagare la multa dovrà vendere Villa Rodella («Andrò ad abitare in un capannone abbandonato») mentre in parlamento scatterà l'iter per la sua decadenza da deputato. Venezia. «Che succede ora? Succede, tra le altre cose, che dovrò pagare 2,6 milioni di euro entro tre mesi altrimenti mi porteranno via la casa. E siccome io 2,6 milioni non ce li ho, e davvero non so dove andare a prenderli, il finale mi pare scontato. Vorrà dire che farò le valige e mi trasferirò in un capannone abbandonato, ce ne sono tanti in giro per il Veneto...». Giancarlo Galan, che nonostante tutto resta sempre Giancarlo Galan, commenta alla sua maniera, con amara ironia, la decisione della settima sezione della Corte di Cassazione che ieri, «come ampiamente previsto» dice, ha respinto il ricorso presentato dai suoi legali contro il patteggiamento a 2 anni e 10 mesi di reclusione concordato con la procura di Venezia nell'ambito dell'inchiesta per le tangenti sul Mose. «Macché sorpreso - sbotta - si sapeva fin dall'inizio che sarebbe finita in questo modo. Il ricorso contro il patteggiamento è un tecnicismo procedurale utilizzato per rinviare gli effetti della pena, non ho mai avuto speranze che le cose potessero andare diversamente». Il ricorso, come in effetti era previsto, è stato ritenuto inammissibile dalla Corte e dunque la sentenza di patteggiamento del 16 ottobre scorso passa in giudicato. Tre gli effetti che ne conseguono. Il primo riguarda la definitività della pena inflitta all'ex governatore del Veneto, ossia 2 anni e 10 mesi di reclusione. Galan, che a tutt'oggi è deputato e presidente della commissione Cultura, proprio in virtù dell'incarico parlamentare non fu arrestato all'alba del 4 giugno 2014 con gli altri indagati del Mose, bensì soltanto il 22 luglio, dopo che il parlamento ebbe votato il via libera alle manette (in sua assenza, lui era ricoverato in ospedale a Este). Immediatamente trasferito nel carcere di Opera, vi è rimasto per poco meno di tre mesi, fino al 9 ottobre, quando i suoi avvocati, Antonio Franchini e Niccolò Ghedini, chiesero il patteggiamento. Galan ha quindi già scontato un anno di detenzione, gliene resta un altro più 10 mesi (la carcerazione preventiva sarebbe scaduta il 15 luglio). «Per ora rimane ai domiciliari - spiega l'avvocato Franchini - presenteremo nei prossimi giorni al tribunale di sorveglianza di Padova istanza per l'affidamento in prova ai servizi sociali». Un po' come Silvio Berlusconi dopo la condanna nel processo Mediaset. I legali hanno già individuato un paio di realtà in cui Galan potrebbe prestare servizio, ma la decisione del giudice di sorveglianza non arriverà prima di ottobre-novembre, dopo le relazioni del carcere di Opera, dei carabinieri e degli assistenti sociali. Esclusa l'eventualità del ritorno in galera. Il secondo effetto della decisione della Cassazione riguarda il pagamento della multa da 2,6 milioni di euro calcolata sulla base di quel che Galan avrebbe illecitamente ricevuto dal Consorzio Venezia Nuova (per la procura avrebbe goduto di «uno stipendio» di un milione all'anno). Il gip ha imposto che il conto sia saldato entro 90 giorni, Galan dice di non avere quei soldi, dunque l'unica cosa che gli resta da fare è lasciare nella mani dello Stato la sua splendida dimora, Villa Rodella a Cinto Euganeo, nel mezzo del Parco dei colli. Dopo la confisca, la cinquecentesca villa veneta che fu della famiglia patrizia dei Pasqualigo e nel 2009 ospitò il matrimonio di Galan con la moglie Sandra (testimoni Berlusconi e Dell'Utri) andrà all'asta: la procura di Venezia l'aveva stimata nell'ottobre scorso tra i 5 e i 6 milioni di euro; Galan la acquistò nel 2005 per poco meno di un milione da un dentista di Pantelleria, che a sua volta l'aveva comprata nel 1999 per 300 milioni di lire, guarda caso ad un'asta giudiziaria. Una volta proprietario, l'ex governatore fece fare lavori di ristrutturazione per 1,1 milioni di euro, soldi che secondo i pm veneziani non furono sborsati da lui ma da Piergiorgio Baita e dalla Mantovani come «tangente indiretta». Terzo ed ultimo effetto della pronuncia di ieri, la decadenza da deputato e da presidente della commissione Cultura alla Camera, ruoli che Galan ricopre a tutt'oggi in ossequio alla «libertà di mandato» prevista dalla Costituzione (nonostante in molti ci abbiano provato, Cinque Stelle in testa, nessuno finora ha potuto cacciarlo, la decisione era rimessa alla sua volontà). La legge Severino stabilisce che i parlamentari condannati decadano dalla carica solo quando la sentenza nei loro confronti è diventata definitiva e la Camera di appartenenza ha votato a favore dell'addio al Palazzo. Il primo requisito ora c'è. Manca il secondo e lì si deve attendere la calendarizzazione del voto da parte della presidente Laura Boldrini. «Speriamo che il tribunale di sorveglianza respinga la richiesta di scarcerazione - va all'attacco Jacopo Berti, capogruppo del M5S in Regione - . Siamo pronti a tutto pur di impedirgli il ritorno alla Camera».