Rigettata l'istanza di dissequestro, il costruttore: «Ora nuovo ricorso oppure sciogliamo il contratto» SALERNO. I lavori per completare il Crescent, il mastodontico condominio privato a forma di mezzaluna disegnato dall'urbanista catalano Ricardo Bofill, al centro di una complessa vicenda giudiziaria e amministrativa, almeno per ora non riprenderanno. I giudici della seconda sezione penale del tribunale di Salerno, che stanno celebrando il processo su presunte irregolarità urbanistiche commesse nella realizzazione del complesso edilizio in cui sono imputati Vincenzo De Luca, ex sindaco della città, ed altre 21 persone, hanno respinto l'istanza di dissequestro presentata dalla società costruttrice Crescent srl dei fratelli Elio e Eugenio Rainone. I sigilli, dunque, apposti dalla Procura il 20 novembre 2013 , non saranno rimossi e lo scheletro dell'enorme palazzone rimasto a metà, dove trovano spesso rifugio senzatetto, scugnizzi e coppiette, continuerà ad incombere sul porto chissà per quanto tempo ancora. Le motivazioni del provvedimento saranno rese note solo domani, con il deposito in cancelleria, ma secondo indiscrezioni i giudici potrebbero aver fatto valere nella loro decisione l'ipotesi del reato ambientale contestato dai pubblici ministeri Rocco Alfano e Guglielmo Valenti. Non è bastato, così, il via libera della Soprintendenza al nuovo progetto, con la riduzione in altezza (a conti fatti si tratta di 33 centimetri) e l'eliminazione delle due torri, una delle quali avrebbe dovuto ospitare la sede dell'Autorità portuale. Il costruttore Eugenio Rainone, che nei giorni scorsi aveva contestato i motivi per cui la Procura si era opposta al dissequestro («Non toccava a noi pagare i lavori per la realizzazione di piazza della Libertà»), raggiunto telefonicamente, dice di voler conoscere le motivazioni del provvedimento prima di rilasciare qualsiasi dichiarazione. «Non ce l'aspettavamo - dice - dopo il parere contrario della Procura sembravano superati tutti gli altri profili di contestazione». Che cosa accadrà adesso è presto detto: le strade per il costruttore che si è impelagato in una vicenda dagli esiti indefinibili sono due e ce le prospetta lo stesso Rainone: «Valuteremo le motivazioni con i nostri legali e se riterremo che siano appellabili lo faremo sicuramente e in tempi brevi. In caso contrario azioneremo la clausola risolutoria prevista dal contratto con conseguente richiesta di restituzione delle somme pagate al Comune più il risarcimento dei danni». Intanto è in corso di svolgimento il processo a carico dell'ex sindaco De Luca e altri ventuno imputati, tra tecnici comunali e funzionari della Soprintendenza accusati a vario titolo di falso ideologico, abuso d'ufficio e lottizzazione abusiva. La prossima udienza è in programma il 14 luglio ed è il rinvio dell'ultima, la nona, che non si è celebrata il 30 giugno scorso a causa dell'opposizione da parte dei difensori degli imputati ad un nuovo collegio in sostituzione di quello con il presidente Vincenzo Siani, assente per motivi di salute. Nei giorni scorsi, infine Italia Nostra e comitato No Crescent, i più fieri oppositori alla cementificazione del fronte di mare salernitano, hanno presentato una nuova denuncia alla Procura della Repubblica di Salerno sul Crescent. L'esposto è relativo alla convenzione tra Comune e la Crescent srl e a un atto di compravendita, a firma dell'allora sindaco Vincenzo De Luca, avente ad oggetto "l'alienazione in proprietà dell'area e dei correlati diritti edificatori". Il prezzo quantificato fu di 14.733.333,39 euro. Ma per i comitati ambientalisti, quella somma è relativa solo all'aggiudicazione del bando. «Non risulta, in tale atto, ulteriore versamento in riferimento a quanto previsto dall'articolo 7, punto f), della convenzione quadro e cioè il contributo proporzionale alla superfice lorda di solaio, quindi non risulta indicato il pagamento in quota parte del progetto di Bofill (costato circa tre milioni, a carico dei contribuenti) scrivono i ricorrenti le associazioni hanno chiesto alla Procura di verificare se nell'operazione si configurino ipotesi di reato a carico dei soggetti firmatari degli atti di alienazione e delle successive convenzioni».