Per la prima volta dagli anni Settanta, dal 9 luglio il Palazzo di Brera è teatro di un progetto concepito collegialmente dalle istituzioni che ne fanno parte: Accademia di Belle Arti, Pinacoteca, Orto Botanico, Museo e Osservatorio Astronomico e Biblioteca Braidense. Un po' come se in un'assemblea di condominio si fossero raggiunti i mille millesimi su dove stendere la passatoia o cambiare i citofoni. L'iniziativa «Brera in contemporaneo», che prevede l'esposizione di opere di Fabro, Garutti, Kounellis e Paolini ha fatto il miracolo, ispirandosi un po' al progetto di Franco Russoli «Processo per un Museo» e, dicono gli organizzatori, «con lo scopo di restituire al Palazzo l'originaria funzione di centro di ricerca, formazione e conservazione». Un salto in avanti per un condominio come quello di Brera dove non c'è nemmeno una portineria comune. Ma nell'anno in cui ricorrono il 250 anniversario de «Il Caffè», la rivista che con i giovani Verri, Frisi, Beccaria e Longo unì le forze riformiste avviando veramente il rinnovamento nella cultura, ci vuole cautela. La «ragnatela Brera» resta fragile; le soluzioni definitive più lontane di alcuni anni fa quando fu presentato il progetto Bellini ; il futuro da definire. L'Accademia abbandonerà gli spazi di viale Marche per trasferire un terzo degli studenti (quelli del Dipartimento Nuove Tecnologie, circa 1.300) nell'ex collegio Calchi Taeggi in corso di Porta Vigentina. In termini di liberazione di spazi per la Pinacoteca cambia uno zero. In compenso, è quasi finita la mascherata che aveva come tema il trasferimento dell'Accademia nell'ex caserma di via Mascheroni: mancano i soldi. Lo Stato non li mette, gli altri non ne hanno. Mentre il processo è bloccato, si attende la nomina del nuovo direttore della pinacoteca, che sovrintenderà anche alla Biblioteca nazionale Braidense, retrocessa da Franceschini in serie «B» e assai preoccupata per assenza di investimenti e di direzione culturale. La scelta del nuovo direttore è affidata ai criteri della riforma Franceschini: dieci sono stati i prescelti ed entro fine agosto sapremo chi è il chiamato. L'ex direttrice Sandrina Bandera, attuale sovrintendente, non tornerà alla guida della pinacoteca per questioni anagrafiche. Il ministro, direi per moda, non disdegnerebbe un nome straniero: dopo l'Expo, e dopo due sovrintendenti stranieri alla Scala, darebbe una ulteriore immagine (ma di immagine stiamo parlando, non di processi, regole, finanziamenti) internazionale alla città.