Lettera aperta al nuovo ministro per i Beni e le attività culturali Rocco Buttiglione: per cortesia, signor ministro, scorra la lista dei tesori chiusi, stilata dal nostro Paolo Brogi. Non si tratta di qualunquismo ma di dati precisi. Il nostro patrimonio culturale continua a sfornare un invidiabile contributo al nostro bilancio statale: in otto anni siamo arrivati a 100 milioni di euro, un vero e proprio raddoppio degli incassi. Eppure qualcosa non funziona. Molti simboli di Roma sono invisibili. La Piramide Cestia sbarrata al pubblico (quando viene aperta in occasioni rare attira migliaia di visitatori, nel 1999 le prenotazioni furono cinquemila durante un fine settimana e fu obbligatorio il ricorso a un bis) è il sintomo di un sistema inceppato: si tratta di uno dei simboli di Roma, anche se oggettivamente tra i meno preziosi. Così come lo è il tempio di Vesta, collocato ai piedi del Campidoglio (citatissimo in qualsiasi guida) ma non visitabile dai turisti. Da anni gli economisti della cultura analizzano il fenomeno della crescita degli ingressi e tentano di risolvere una difficile equazione: si può pensare che i beni culturali diventino imprenditorialmente autosufficienti? La risposta è ovviamente no: non si arriverà mai a un pareggio del bilancio, l'impresa è impossibile persino nei templi mondiali della cultura, pensare a un museo come a una fabbrica di denaro è un non senso. Ma una cosa è certa: se gli incassi aumentano non ci si può arrendere alla prospettiva di veder calare le risorse a disposizione del settore museale e al taglio del personale. La cultura non è un ramo secco ma forse la nostra ultima spiaggia. Ministro, come lei sa, Roma è una Capitale che da anni sollecita al governo nazionale (con alterni esiti) una maggiore attenzione alla lista dei propri problemi. All'inizio di quell'elenco, accanto al nodo dei trasporti pubblici, c'è sicuramente il capitolo dei musei. Roma è oggettivamente irriconoscibile rispetto ad appena dieci anni fa: basterebbe pensare solo alla Galleria Borghese finalmente riaperta per capire quanto l'aria sia cambiata. Ma non basta. Perché ogni stop corrisponde di fatto a un arretramento. Perché non possiamo permetterci passi falsi. Dal 1980 al 2002 l'Italia è il Paese che ha registrato un ritmo di crescita medio annuo degli arrivi stranieri nettamente inferiore a quello mondiale: 2,7 contro 4,1. E ben al di sotto anche a quello dei concorrenti diretti come Francia e Spagna, rispettivamente pari al 4,4 e al 3,9. Nel 2003, secondo l'Istat, gli arrivi di turisti stranieri in Italia sono calati del 4,6. Per l'Eurispes l'Italia avrebbe perso nel solo 2004 ben quattro milioni di turisti stranieri, numero che indicherebbe un calo del 10. Questo nostro Paese vende soprattutto cultura. Roma ne è la Capitale. Ogni cancello chiuso è una sconfitta. Ogni lucchetto è la profezia di una imminente, definitiva resa.
Un settore all'ultima spiaggia. Lettera al Ministro
Il ministro per i Beni e le attività culturali Rocco Buttiglione è stato invitato a scrivere una lettera aperta. Il testo è una critica al sistema dei musei italiani, che secondo l'autore è inceppato e non riesce a gestire le risorse in modo efficiente. Il testo sostiene che il patrimonio culturale italiano continua a generare entrate per lo stato, ma molti simboli di Roma sono chiusi al pubblico. L'autore sostiene che la cultura non è un ramo secco e che il settore museale non può essere visto come un'impresa autosufficiente. Il testo conclude che ogni cancello chiuso è una sconfitta per il paese che vende soprattutto cultura.
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