La lunga tradizione milanese di resistenza al cemento cavalcata da tutte le formazioni politiche Da piazza Bernini a Porta Nuova, così è cambiata la città tra ripensamenti e cantieri infiniti Beppe Grillo e i suoi «cittadini» a Cinque Stelle, con la manifestazione di venerdì, sono solo gli ultimi in ordine di tempo a cavalcare la «battaglia degli alberi». Milano, in questo, ha una lunga tradizione che affonda negli anni. E che ha avuto come alfieri i comitati spontanei di cittadini, spalleggiati, di volta in volta, da un variegato manipolo di forze politiche e celebrità. Al di là del lato elettorale o spettacolare della questione, però, l'esito di ogni scontro è stato diverso. Con risultati altalenanti per i movimenti di protesta. Le sfide sono state a volte vinte, altre perse. Nella città del cemento, la «resistenza» al grigio è esplosa con il piano parcheggi targato Albertini, per poi proseguire con i grandi interventi urbanistici in epoca Moratti, senza lasciare indenne nemmeno la giunta Pisapia. Tralasciando i recenti casi M4 e Vie d'Acqua, in questa lunga storia alcuni esempi sono rimasti più impressi di altri. Su tutti il Bosco di Gioia e, più in generale, tutta la battaglia per l'area di Porta Nuova. Qui, i comitati hanno lottato per preservare dal calcestruzzo un'enclave di 200 alberi tra i palazzi e l'area delle ex Varesine. Ora però, proprio questo spicchio di Milano si è trasformato nella cartolina più in voga della città verticale proiettata al futuro. «È stata una partita sbagliata conferma un esponente storico dell'ambientalismo milanese come Carlo Montalbetti . Ci fu una grandissima opposizione. Si temeva un intervento puramente speculativo. Ma se per Palazzo Lombardia ci sono ancora questioni irrisolte, nessuno potrebbe oggi dire che Porta Nuova era meglio non farla». Più belle di prima si possono definire anche alcune delle piazze sventrate dagli autosilos. Piazza Novelli «è bella», taglia corto sempre Montalbetti. Così come piazza Sant'Ambrogio, rimasta impacchettata per otto anni, tra proteste, ricorsi, inchieste, disagi e ritardi. Anche in via Benedetto Marcello, il sacrificio di alcuni vecchi alberi ha lasciato però in eredità nuovo verde e un'area giochi. Senza contare la Darsena, rinata sulle ceneri dell'oasi naturale cresciuta tra l'abbandono. Discorso diverso vale per piazza Bernini: ferita per un parcheggio che non verrà mai alla luce. Il progetto, stralciato dal Comune, aveva però già causato l'abbattimento degli alberi, sostituiti da nuove piante. O, ancora, via Sammartini, per cui scese in campo in prima persona Adriano Celentano, contro quello che bollò come «lo scempio» del taglio dei platani, anche qui ripiantati. Un bilancio prova alla fine a tracciarlo un'altra ambientalista di lungo corso: «Non si può essere sempre contro spiega Elena Grandi ma bisogna valutare caso per caso, perché alcuni progetto portano a una migliore sostenibilità generale della città».
Milano. Battaglia degli alberi, vincitori e sconfitti
La tradizione milanese di resistenza al cemento è stata seguita da tutte le formazioni politiche. I cittadini, spalleggiati da forze politiche e celebrità, hanno lottato per preservare gli alberi in diverse aree della città. Il Bosco di Gioia e l'area di Porta Nuova sono stati due esempi significativi. La battaglia per Porta Nuova è stata vinta, ma con un costo: l'abbattimento degli alberi e la perdita di un'enclave verde. Altre aree, come piazza Novelli e via Benedetto Marcello, hanno subito cambiamenti, ma con l'aggiunta di nuovo verde. La Darsena è stata rinata, mentre piazza Bernini è stata ferita dal progetto di parcheggio.
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