La ripulitura richiede tecnica, mani esperte e nessuna improvvisazione Può anche accadere che un intervento, pur animato dal migliore degli intenti, rischi di diventare un rimedio peggiore del male. La bella prova di senso civico di due ragazze che, di fronte alla stele dedicata a Pascoli sul Lungomare ignobilmente imbrattata con vernice spray, con solventi e olio di gomito hanno provato a cancellare lo sfregio, ha tuttavia creato più di una criticità. Ed aperto ovviamente anche una discussione. «A seguito degli eventi accorsi alla stele dedicata a Giovanni Pascoli, ubicata sul Lungomare Italo Falcomatà, è doveroso da parte della Soprintendenza fare chiarezza su quali siano le modalità corrette e legali da seguire». E l'incipt della nota della Sovrintendenza, a firma del soprintendente Margherita Eichberg e del responsabile del procedimento, il funzionario Storico dell'Arte Faustino Nigrelli. «Lo sfregio procurato da ignoti sul monumento è stato rimosso da due ragazze che hanno male interpretato lo spirito d'impegno, attenzione e cura nei confronti dei Beni culturali, al quale tutti i cittadini sono chiamati, assieme alle istituzioni deputate alla tutela dei beni culturali. Il restauro delle opere d'interesse storico artistico e culturale deve essere inderogabilmente affidato a personale specializzato, qualificato e riconosciuto da parte della Soprintendenza si chiarisce che ne approva il progetto e ne segue l'esecuzione dei lavori. Questo iter è necessario per la salvaguardia del bene stesso, per la sua corretta conservazione. Nel caso specifico l'intervento effettuato impropriamente, utilizzando materiali e metodi inadatti, ha procurato ulteriori danni al monumento stesso, lasciando sedimenti e macchie sulla superficie e aggredendo la patina superficiale. La stele era stata recentemente restaurata dalla dott.ssa Anna Arcudi, reggina, seguendo i principi del minimo intervento che il restauro conservativo richiede nel rispetto delle caratteristiche materiali e storiche dell'opera. Si diffidano, pertanto, altri interventi di questo genere che, oltre ad essere dannosi per le opere, costituiscono un reato e sono oggetto di autorizzazione preventiva». E la stessa dott.ssa Anna Arcudi - restauratrice, diplomata presso l'Istituto centrale per il restauro di Roma -, ricordando che «la stele dedicata a Giovanni Pascoli era stata recentemente restaurata grazie all'iniziativa del Lions Club RC Rhegion che ne aveva sponsorizzato l'intervento», pur riconoscendo che le due giovani sono state «animate da buone intenzioni» afferma che il gesto «non costituisce il modo corretto di agire. Nel caso specificospiega la Arcudi, il travertino è un materiale estremamente poroso e i residui del colore spray, solubilizzato ma non eliminato completamente dalle due giovani, sono andati a intaccare più profondamente la pietra. L'azione civile avrebbe potuto orientarsi nel sollecitare le istituzioni preposte o sensibilizzare ad un'azione collettiva per un nuovo restauro del bene».