È stata asfaltata l'area attorno alla Stazione di S. Maria Novella (Firenze) progettata da Michelucci Mentre gli accademici e qualche politico si accapigliavano sulla proposta di Mafalda di Savoia, la figlia di Amedeo d'Aosta, per portare il bronzo equestre del suo avo Vittorio Emanuele II in Piazza della Repubblica, a Firenze le Ferrovie dello Stato asfaltavano la rampa d'accesso alla Stazione, progettata da Giovanni Michelucci, mettendo un bello strato di bitume laddove stavano cubetti di porfido. Immagine perfetta di una città: litigiosa sul nulla, o meglio su quello che non c'è, distratta su ciò che avrebbe sotto gli occhi. A dare l'allarme il crito d'arte, Tomaso Montanari, lunedì, dalle pagine della cronaca fiorentina di Repubblica. Dalla denuncia all'invettiva antirenziana, il passo è stato brevissimo, come gli accade dall'ottobre 2011, quando a poca distanza dalla Leopolda a cui aveva partecipato, ruppe pesantemente con Matteo Renzi e col suo assessore alla Cultura, Giuliano Da Empoli. Sul porfido asfaltato, Montanari ha recuperato in un attimo la storia pregressa: «Quando, cinque anni, fa Matteo Renzi fece abbattere la Pensilina di Toraldo di Francia», ha scritto, «un trionfante comunicato stampa del Comune annunciò ai fiorentini che «la pavimentazione è stata completamente ripristinata». Che dunque era di nuovo "possibile vedere la Stazione di Santa Maria Novella con la prospettiva voluta dall'architetto Michelucci".. Poi, innestata la baionetta del sarcasmo, Montanari ha concluso: «E vero che il renzismo prevede continui ribaltamenti di fronte, ma francamente non siamo pronti per porfidostaisereno». Invece Palazzo Vecchio, guidato oggi dal renzianissimo Dario Nardella, con la storia del pavé asfaltato non ha a che fare. Come ha scritto ieri di nuovo Repubblica, l'assessore all'urbanistica, Titta Mucci, l'ha potutto comunicare ufficialmente, non senza un sospiro di sollievo: «Non c'entriamo, quell'area ha un vincolo diretto, ha deciso la Soprintendenza». Oibò, proprio uno di quegli uffici ministeriali contro cui si scagliava spesso il sindaco Renzi e che Montanari difendeva a spada tratta. Difficile sapere il perché, i custodi dei Beni architettonici abbiano valutato che un nero nastro d'asfalto, seppure mosso dalle scritte gialle della corsia e del parcheggio taxi, non confliggesse con un monumento del razionalismo nazionale, la Stazione di S.Maria Novella appunto. Anche la brava cronista, Laura Montanari, che del critico non è parente, s'è sentita rispondere dalla sovrintendente in persona che il funzionario incaricato della pratica è in ferie. A svelare l'arcano ci ha pensato l'asfaltatore in persona, ossia Grandi Stazioni, la società del gruppo Fs, che ha in concessioni la struttura. Per bocca del suo direttore tecnico, Susanna Bernardini, la società ha chiarito che «la decisione di asfaltare quell'area è del 2005, quando si tenne una Conferenza dei servizi» confermata nel 2006, «da una delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica-Cipe». Non solo, il permesso fu dato direttamente «dal ministero (dei Beni culturali, ndr), ma poi abbiamo lavorato a stretto contatto con la Soprintendenza fiorentina che è molto attenta a questi temi». Nel 2005, Renzi era un imberbe presidente della Provincia di Firenze mentre Montanari era da poco diventato associato all'Università di Roma Tor Vergata, sconosciuto pure lui. Perché ci siano voluti dieci anni per fare quello che era stato deciso non è dato sapere, in compenso Grandi stazioni ha spiegato, però, perché la decisioni fosse stata presa: «Intanto i cubetti non erano quelli degli anni Trenta, ma li avevamo messi lì negli anni 90 quando facemmo la galleria commerciale più sotto e li mettemmo anche dove non c'erano, cioè in quella parte coperta che veniva chiamata galleria delle carrozze e che in origine aveva una copertura di gomma». Motivo dell'espianto del porfido? «I cubetti stanno su una base di sabbia e, siccome quella è una zona trafficatissima, si rompevano in continuazione oppure creavano avvallamenti, buche, incidenti, infiltrazioni. Erano poco sicuri». Non una disattenzione, «ma una scelta dettata dal tipo di viabilità e di uso contemporaneo di quello spazio». Dal loro punto di vista le Grandi Stazioni hanno ragione: tutto in regola, bollato e firmato. Solo che la geometrie miche-lucciane sono il biglietto da visita di Firenze, un bagno di razionalismo architettonico prima di immergersi nelle forme medievali e rinascimentali della città, che attendono il visitatore appena uscito dalla Stazione, col retro della Basilica di S.Maria Novella. Ma intanto si discute sulla ricollocazione del bronzo del Re Galantuomo.
FIRENZE - BITUME AL POSTO DEI CUBETTI DI PORFIDO SULLA RAMPA DI ACCESSO AL CELEBRE EDIFICIO FERROVIARIO
La Stazione di S. Maria Novella a Firenze è stata asfaltata l'area attorno alla stazione, progettata da Michelucci. La decisione è stata presa nel 2005, ma è stata messa in pratica solo nel 2015. La critica d'arte Tomaso Montanari ha denunciato la decisione, affermando che la scelta di asfaltare l'area è stata fatta senza considerare la storia e l'architettura della stazione. La Soprintendenza fiorentina ha confermato che l'area ha un vincolo diretto, ma non ha spiegato perché la decisione di asfaltare l'area non ha confluito con il monumento della stazione.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo