Nella città romana è stata scoperta parte dell'antico teatro: un tratto di muro curvilineo dal quale si dirama una serie di strutture radiali secondo il caratteristico impianto di molti edifici di spettacolo di età romana. È il risultato del lavoro di scavo che quest'anno il dipartimento di Beni culturali dell'università di Padova ha condotto nell'area demaniale tra il Foro e le Grandi Terme. La campagna, iniziata a maggio e appena terminata, è stata condotta in collaborazione con la Soprintendenza archeologia del Fvg, sotto la guida del funzionario archeologo Marta Novello. Alle indagini hanno partecipato alcuni studenti, specializzandi e dottori di ricerca in archeologia, guidati da Andrea Raffaele Ghiotto. Obiettivo la verifica diretta dell'ipotesi, avanzata a suo tempo da Luisa Bertacchi, secondo la quale in quel luogo si sarebbero trovati i resti dell'antico teatro cittadino. Intuizione avvalorata dai ritrovamenti avvenuti. Gli scavi dell'università, che hanno consentito di mettere in luce una porzione significativa di quello che potrebbe essere uno dei più importanti edifici pubblici aquileiesi, proseguiranno nel 2016. «La presenza di università italiane e straniere ad Aquileia chiarisce il Soprintendente, Luigi Fozzati è una realtà consolidata che sottolinea l'importanza internazionale di questa zona archeologica, ora anche sede di una Scuola interateneo di specializzazione in beni archeologici». Le ricerche sono state rese possibili grazie a un contributo della Fondazione Aquileia, alla quale è in programma il futuro conferimento dell'area. «La collaborazione tra Soprintendenza, università e fondazione fa notare il direttore della Fondazione, Cristiano Tiussi ha consentito di intervenire per verificare l'intuizione di Luisa Bertacchi». Gli archeologi precisano: «Riconoscibili ancora nel 1483, le strutture del teatro romano furono smantellate per recuperarne i materiali. Da allora, per ricordarne la localizzazione rimase solo un toponimo medievale, Zadris, che deriva da theatrum. All'edificio di spettacolo appartenevano anche una serie di gradoni che recavano i nomi dei titolari dei posti a sedere e che sono oggi custoditi nel Museo archeologico nazionale (all'incirca seconda metà del I sec. a.C.). Si deve a Luisa Bertacchi, negli anni Novanta, l'ipotesi più plausibile e dettagliata circa la sua localizzazione, immediatamente a sud-ovest del Foro e della strada basolata che ancor oggi si vede a meridione del complesso. Il teatro apparteneva a una sorta di "quartiere degli spettacoli" nella zona occidentale della città. Secondo Bertacchi, l'edificio avrebbe avuto un diametro di 115 metri. Ora le indagini dovranno verificare questi dati e giungere a una conoscenza approfondita del monumento».