CABRAS Gli archeologi e gli specialisti che con gli occhi del georadar scrutano il sottosuolo lo avevano detto con chiarezza: attorno a Mont'e Prama, per una superficie estesa almeno sette ettari, c'è una vera e propria miniera, un tesoro inestimabile di reperti di importanza pari a quella dei Giganti. Ma i terreni attorno a Mont'e Prama, di proprietà dei privati, non sono sottoposti ad alcun vincolo, né paesaggistico né archeologico. Almeno finora. E dunque non dovrebbe destare alcuna sorpresa se, a cento metri in linea d'aria dallo scavo, qualcuno stia facendo quello che a sempre fatto, Giganti o non Giganti: vale a dire arare, dissodare, piantare. E anche impiantare una vigna. Non è cambiato nulla, dunque, se non il fatto che ieri il Corpo Forestale abbia compiuto un ulteriore controllo dei tanti che esegue, visto che ha l'onere della vigilanza sul sito , e abbia ritenuto opportuno verificare cosa si stia facendo attorno a Mont'e Prama. «Allo stato attuale, non c'è niente che non sia a norma», sottolinea Maria Piera Giannasi, comandante provinciale del Corpo Forestale. «Il nostro compito ci impone di guardare dentro il sito ma anche attorno. È un'area molto sensibile, stando agli archeologi. Ma, al momento, davvero non emerge nulla di illecito». Rincara la dose il comandante regionale, Gavino Diana. «Se si esaminano i rilievi aerei della zona, si vede che tutta quella parte del Sinis è intensamente coltivata. Gli scavi occupano solo una piccola parte. Le segnalazioni sul vigneto? Analoghe a quelle che facciamo in continuazione». Il problema sembra di altra natura. Questa zona, al di fuori dello scavo, è di un interesse archeologico indubitabile. Per dirla con il professor Gaetano Ranieri, ordinario di Geofisica all'università di Cagliari e deus ex machina del georadar, «Abbiamo riscontrato più di 5mila anomalie, alcune delle quali riconoscibili già dai rilievi, strutture complesse di 14 metri per 26 che potrebbero essere strade, dato che sarebbero lastricate, e che sono state rilevate in tre casi. Poi, tombe di due metri di altezza e costruzioni che sembrano edifici dotati di scale, diversi fossati, dentro e fuori dall'area di scavo, che custodirebbero frammenti di statue ». Ma quei terreni sono ancora assolutamente liberi, e nella disponibilità dei proprietari. La questione del vigneto sarebbe stata segnalata anche alla Regione. «Come tante altre. Se c'è da estendere un vincolo, lo faccia chi deve», sottolinea Diana. Per ora, i proprietari non commettono alcuna irregolarità. Quanto al titolare del terreno in cui viene impiantato il vigneto, potrà fregiarsi di trarne un grande vino. Vino da Giganti. Almeno fino a quando non ci sarà un vincolo concreto e formale sull'area.