La polemica sui lavori nella strada che accoglie il parcheggio dei taxi: "Chi è intervenuto? Chi ha permesso questo scempio?" E alla fine anche la Stazione ha ceduto all'assedio dell'asfalto: da giovedì scorso un nastro nero e fumante ha inghiottito la pavimentazione in cubi di porfido della strada che accoglie il parcheggio dei taxi, sotto il prodigioso arco con cui l'architettura di Michelucci cammina incontro all'abside di Santa Maria Novella, in uno dei colloqui più alti e riusciti tra antico e moderno. Chi è stato a decidere un simile scempio? Il Comune, o Grandi Stazioni? E la Soprintendenza non sapeva, o sapeva e dormiva? Quando, cinque anni, fa Matteo Renzi fece abbattere la Pensilina di Toraldo di Francia, un trionfante comunicato stampa del Comune annunciò ai fiorentini che «la pavimentazione è stata completamente ripristinata». E che dunque era di nuovo «possibile vedere la Stazione di Santa Maria Novella con la prospettiva voluta dall'architetto Michelucci». Benissimo: ma perché ora si fa l'esatto contrario, nascondendo il porfido e distruggendo il miracoloso equilibrio di materiali voluto da Michelucci? È vero che il renzismo prevede continui ribaltamenti di fronte, ma francamente non siamo pronti per porfidostaisereno. La verità è che più cresce la retorica della bellezza astratta, più la Firenze reale diventa brutta. Sembra che non abbiamo più occhi per vedere davvero ciò che circonda la nostra vita quotidiana. Ci sforziamo di rendere immutabile la cartolina dei monumenti centralissimi, ma basta uscire dal circuito ristretto del turismo usa e getta, per incontrare una città alla deriva, dove interi quartieri di preziosa edilizia ottocentesca vengono stravolti da cantieri (basti pensare alla zona Statuto e Romito), dove la nobile, ecologica e sostenibile pavimentazione in pietra, invece di essere semplicemente manutenuta, cede il posto ad altro asfalto (è il caso gravissimo di Via Venezia e delle strade limitrofe, sottoposte ad un vero e proprio massacro), dove i parchi pubblici versano in condizioni imbarazzanti. Winston Churchill disse che «gli uomini danno forma agli edifici, e poi quegli edifici danno la loro forma agli uomini». Una città deformata produce cittadini deformati. Per questo asfaltare Michelucci è come asfaltare il nostro futuro