GROSSETO Ci proverà fino all'ultimo. L'architetto Roberto Aureli (Italia nostra) è tipo determinato. «E fino a che potrò, continuerò a denunciare quel che sta avvenendo al patrimonio cittadino, in questo caso all'ex ospedale, lasciato marcire per decenni e ora vicino alla parziale demolizione». Tutto ruota attorno a quello che è un edificio «dalle caratteristiche storiche molto importanti. Luogo che ha subìto saccheggi continui. Basta pensare alla fontana con i tritoni, un tempo adagiata nell'area verde adiacente l'ospedale e vincolata dalla Soprintendenza». Di quello che era il regio spedale, Aureli si è occupato a lungo. È lui, nel 1993, a condurre un'indagine sullo stato di degrado dello stabile per conto della procura della Repubblica. Un'esperienza, con tanto di sopralluoghi negli interni dei locali al fianco del compianto professor Aldo Mazzolai, che fruttò un preciso quadro delle cose. «Al tempo, l'edificio era ancora recuperabile. Non in queste condizioni. Poi, trascorse le giunte Valentini, Antichi e Bonifazi, ecco dove siamo arrivati». L'architetto Aureli fissa quattro distinti nodi della questione. «Il primo è di natura economica: l'edificio nel 1993 fu valutato 20 miliardi di vecchie lire dai tecnici del Comune. E l'amministrazione s'impegnò per un enorme riscatto della destinazione d'uso (circa 10 miliardi). E oggi si vuol demolire un quinto di quell'immobile, cioè si vogliono buttare al vento i soldi». C'è poi una sfumatura storica, non di poco conto. Sì, perché la porzione di regio spedale condannata dal governo cittadino a venir giù nelle prossime settimane risale al 1850. «Fu progettata dall'ingegner Passerini». Inoltre, si chiede Aureli, «è stata fatta una scheda conoscitiva? Insomma, il Comune ha preso le dovute informazioni su quel che va a toccare? Esiste un censimento di quel che il palazzo contiene? Ricordo che nel 1993 c'erano molti libri, magari potrebbero esserci sempre alcuni manoscritti del nobel Robert Koch che in Maremma passò un lungo periodo di studio». Infine il futuro: «cosa sarà di quell'area? Si butta giù un edificio storico senza avere un'idea del domani?». Ma a irritare Aureli è anche l'atteggiamento della Soprintendenza. La realtà preposta alla salvaguardia di certi beni. «Non dice nulla? E l'Ordine degli architetti è d'accordo con quest'impostazione? È incredibile. Il vecchio ospedale si è salvato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e verrà demolito (in parte) per scelta di un'amministrazione». Una giunta che, a detta di Aureli, non ascolta i cittadini. «Hanno ignorato pure le 600 firme raccolte da alcuni grossetani riuniti nel Raggruppamento politico autonomo. Così come ignorarono le quasi 2.000 incassate dal sottoscritto per far tornare la biblioteca Chelliana a casa sua, a palazzo Mensini». Calma e netta la replica del sindaco. «Lì spiega Emilio Bonifazi - abbiamo fatto una schedatura. E in futuro organizzeremo un concorso d'idee». Ma Aureli insiste: «vogliono togliersi il problema prima delle elezioni Comunali, per questo buttano giù in fretta. Così si demolisce la memoria, la storia. Oltre che i denari di tutti».