Come in un gioco dell'oca, si riparte dal punto di partenza. Accade spesso, molto spesso, quando in Italia si incrociano gli interessi delle aziende, i provvedimenti degli enti pubblici e, infine, i giudici del Tar. E questa volta nel mirino è finita l'antenna per cellulari che la Telecom vorrebbe costruire nei campi all'estremità di via Fonda a Sant'Alessio. Un'installazione avversata dai cittadini, alla quale era stato imposto lo stop dopo la revoca dell'autorizzazione da parte della Soprintendenza. Il gestore aveva però presentato ricorso al Tar con richiesta di sospensiva, provvedimento che è arrivato con un'ordinanza depositata venerdì pomeriggio. Cosa succederà ora? Se lo chiedono, in primis, gli abitanti di tutta la zona di Sant'Alessio, che fin da subito avevano protestato contro la realizzazione dell'antenna, sostenendo che sarà realizzata troppo vicina alle case e che nell'area ci sarebbero altri luoghi più idonei. Telecom, da parte sua, ha sempre ribattuto che quella è la collocazione ideale per risolvere i problemi di connessione alla rete mobile più volte denunciati dagli abitanti. Un muro contro muro che ha trovato il Comune "stretto" in mezzo, con limitati margini di manovra. Una situazione non felice, ma nella quale palazzo Orsetti si è trovato anche per proprie responsabilità: l'attuale regolamento (èra Fazzi) prevede infatti che per le antenne che sorgono in aree "non preferenziali" serva l'ok del consiglio comunale o, in alternativa, scatti il silenzio-assenso. Proprio questa seconda è stata la strada che ha seguito la pratica di Sant'Alessio, con gli operai di Telecom che a inizio anno hanno cominciato a gettare le fondamente dell'impianto. A sparigliare le carte, a marzo, il dietrofront della Soprintendenza, che ha ritirato il proprio nulla osta, obbligatorio e vincolante, permettendo al Comune di revocare così l'autorizzazione. Un passo che - come è emerso anche negli ultimi giorni - si spiegherebbe con l'insufficienza e le irregolarità della documentazione fornita da Telecom per chiedere l'autorizzazione. D'altra parte su questa antenna gli enti sono andati un po' in ordine sparso: Arpat (che è pure chiamata a emettere un parere vincolante) ha spiegato che non ci saranno problemi a causa del campo magnetico, ampiamente sotto i limiti di legge. L'Asl (che invece non ha voce in capitolo nell'autorizzazione) ha sostenuto la tesi opposta, sostenendo che «il sito non sia accettabile da un punto di vista sanitario». Ora, ad aggiungere caos a caos arriva la pronuncia del Tar. Che dà ragione a Telecom, sostenendo che il ricorso «si presenta assistito da adeguati profili di fondatezza» a proposito della mancata comunicazione dell'avvio del procedimento di revoca. Inoltre, i provvedimenti di Comune e Soprintendenza sarebbero viziati anche da «eccesso di potere per disparità di trattamento e contraddittorietà». I giudici amministrativi hanno rinviato la causa per la discussione nel merito al prossimo 15 novembre. Un periodo di tempo lungo, durante il quale molto probabilmente succederà qualcosa, in un senso i un altro. Il coltello dalla parte del manico è ora appannaggio di Telecom che, dopo l'ordinanza, potrebbe proseguire i lavori di realizzazione dell'antenna. Tuttavia, questo non è scontato. Da una parte, infatti, c'è da capire se è intenzione dell'azienda andare a un vero e proprio "muro contro muro" nei confronti degli abitanti. Dall'altro, si preannunciano mosse anche da parte dell'amministrazione comunale, che da domani comincerà a ristudiare tutte le carte e - soprattutto - proverà a contattare Telecom per capire quali sono le reali intenzioni dell'azienda e quali i margini di trattativa. Nel mezzo delle questione, infatti, c'è anche l'elaborazione in corso del nuovo piano di localizzazione delle antenne. La bozza, in via provvisoria, prevede un'area a Sant'Alessio, più lontana dalle case rispetto a quella scelta da Telecom. È chiaro però che i due siti sono alternativi tra loro, distando solo qualche decina di metri: e forse proprio su questo potrebbe aprirsi un colloquio fra Comune e azienda. Il tutto mentre i cittadini si ritrovano con la spada di Damocle del cantiere che potrebbe ripartire da un momento all'altro: un'eventualità nei confronti della quale, in inverno, si dichiararono pronti anche a bloccare fisicamente la stradina che dà accesso all'area di lavoro.