ALLA fine, l'istantanea è quella di un Marino Golinelli commosso e felice, davanti a un pubblico in piedi, che gli tributa cinque minuti di applausi, sinceri. L'Opificio Golinelli sarà inaugurato in ottobre, con una grande festa per tutta la città, ma ieri è stato presentato in anteprima. «I giovani sono la mia medicina sussurra Golinelli, 95 anni e la curiosità di un bambino abbiate fiducia in loro, per favore. Dobbiamo avere la capacità di andare oltre la nostra esistenza, dobbiamo sempre chiederci cosa lasciamo ». Lui lo ha fatto. Ieri ha coronato il suo sogno, l'Opificio Golinelli, un laboratorio dagli zero ai 100 anni, in 9mila metri quadrati, frutto di un investimento da 12 milioni di euro. L'eredità che lui, e la sua Fondazione che oggi ha 27 anni, lasceranno alla città. Alla Bologna del 2065, per la precisione. «È il prossimo traguardo che ci vogliamo dare - ragiona il direttore Antonio Danieli per quella data saremo sempre più anziani e sempre più meticci, e forse sempre più poveri. Qui dentro vogliamo fornire ai giovani una giusta cassetta degli attrezzi, per affrontare queste sfide». Una casa più che una cassetta. Eccola lì, tutta rossa, arancione, fucsia, bianca e nera. Un laboratorio, come dice il nome, opificio, un posto dove "fare". Non un museo immacolato, ma un parco giochi intellettuale di plastica e gomma, da sporcare, usare, ricreare. Semplice, ma dotata delle tecnologie più sofisticate. «Ci sono microscopi, centrifughe e termociclatori, che servono per amplificare le sequenze di dna», spiega una delle responsabili della didattica, Raffaella Spagnuolo. Sta facendo un giro della struttura con Alberto Vacchi, il presidente degli industriali. La struttura è rimasta quella della vecchia fabbrica, la Sabiem dietro all'ospedale Maggiore. Ma dentro, al posto della fonderia ora c'è il "baby science" per bambini dagli zero ai 5 anni, un asilo tutto rosso. Poi c'è l'open space dove potranno giocare, lo scivolo a cui si accede dal terrazzo e che scende fino al piano terra. E poi il giardino, e il cinema. Dall'altra parte i laboratori didattici per adolescenti. In sala ci sono tutti: dal prefetto Ennio Sodano, al questore Ignazio Coccia, al ministro Dario Franceschini («In Italia dovrebbero esserci più Golinelli»), passando per il rettore Ivano Dionigi e i suoi aspiranti successori Gianluca Fiorentini e Francesco Ubertini. Oltre che il governatore Stefano Bonaccini, il presidente della Granarolo Gianpiero Calzolari e il sindaco, Virginio Merola. «Hai dimostrato ancora una volta di essere il più giovane di tutti noi, Marino», esordisce. Dopo di che invita tutti a prendere esempio da questa Bologna policentrica, metropolitana, dove i quartieri rivivono. Molto, la fuori, è ancora incompiuto, ma presto dovrebbe vedere sorgere un parco «più grande dei Giardini Margherita», nei Prati di Caprara. Merito del sindaco, dice Golinelli, «senza di lui non avremmo potuto realizzato questa opera in soli due anni ». Ovvero da quando, il primo di marzo 2013, Golinelli arrivò dal direttore della sua fondazione con un fogliettino. «Questa è la visione, un opificio».
Golinelli svela la cittadella del sapere "Tanta cultura, questo è il mio regalo"
Marino Golinelli, 95 anni, ha inaugurato l'Opificio Golinelli, un laboratorio dagli zero ai 100 anni, in 9mila metri quadrati, frutto di un investimento da 12 milioni di euro. L'opificio è stato presentato in anteprima e sarà inaugurato in ottobre con una grande festa per tutta la città. Golinelli ha sottolineato l'importanza di avere la capacità di andare oltre la propria esistenza e di lasciare un'eredità positiva alla città. L'opificio è stato realizzato grazie all'investimento di Golinelli e della sua Fondazione, che ha 27 anni. Il direttore Antonio Danieli ha spiegato che l'opificio è un laboratorio dove "fare" e non un museo immacolato.
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