Dalla terrazza dei signori Casolo la vista è davvero mozzafiato. Il tempio di Giunone sembra quasi di averlo in giardino. E d'altra parte siamo in piena zona A, all'interno di quel parco dove i resti archeologici tra i più belli del mondo si mischiano con case tutte rigorosamente senza intonaco e verande di alluminio in ogni dove, ruderi con le finestre murate, scheletri abbandonati. Basta inerpicarsi fra le stradine sotto la collina di San Calò bianco (la statua del santo patrono) per cercare di ricostruire la mappa di quelle costruzioni abusive, con tanto di ordinanze di demolizione, che nessuno negli ultimi quindici anni ha mai buttato giù. E che ora la procura di Agrigento, «stupefatta dal diniego di competenze che gli uffici comunali disattendono, nonostante precisi obblighi di legge» (come scrive il procuratore aggiunto Ignazio Fonzo), pretende vengano demolite o dal Comune o dagli stessi proprietari in ossequio a quelle sentenze ormai definitive che, negli ultimi vent'anni, hanno bollato come abusivi oltre duecento immobili, una trentina dei quali nella zona A. Non è facile, in questa giungla edilizia che è Agrigento, capire quali case sono abusive e quali no, perché se "a vista" sembrerebbe facile individuare gli immobili fuori legge con una rapida ricognizione tra un tempio e l'altro, c'è sempre da fare i conti con le sanatorie che si sono susseguite negli anni e che oggi fanno sì che, di due case adiacenti, una sia abusiva e l'altra no. In via Salvo Bonfiglio, salendo su dalla stradina che si inerpica sulla collina, una cancellata foderata di verde segna i confini della "proprietà" dei signori Casolo. La casa è grande, un parallelepipedo con grate alle finestre, terrazzini e verande, le mura senza intonaco, da 35 anni. Perché questa casa, totalmente abusiva, è stata costruita nel 1980. «E ora, dopo trentacinque anni dice la signora Maria, sgranando gli occhi ci vengono a dire che la vogliono demolire ? Ormai il decreto è scaduto». Ma di che decreto parla la proprietaria di questo immobile? Maria e Antonino, che abitano da trentacinque anni da soli in questa grande casa che si affaccia sul tempio di Giunone, non sono in grado di spiegarlo. Loro ricordano bene cosa successe nel gennaio del 2001, quando per la prima e ultima volta quelle ruspe che fino a quel momento non avevano mai osato entrarono in zona A e demolirono quattro costruzioni abusive. Anzi tre, perché una delle quattro si scoprì poi essere stata nel frattempo sanata. Cinque mesi dopo, appena eletto governatore della Sicilia, Totò Cuffaro disse: «Mai più ruspe nella Valle», e così fu. Ora che il neo-sindaco Lillo Firetto, appena insediato, è stato investito della duplice diffida ad avviare le demolizioni inviata dalla procura che minaccia di procedere per omissione di atti d'ufficio nei confronti dei responsabili degli uffici preposti, fra gli abusivi torna l'allarme. «Qui non è ancora venuto nessuno a dirci niente, ma è ovvio che siamo preoccupati dice la signora Maria Noi abbiamo costruito nel 1980 su questo terreno che avevo ereditato. Sì, è vero, siamo abusivi, non avevamo l'autorizzazione, ma tutti facevano così ». «E poi paghiamo le tasse, paghiamo le bollette dell'acqua e della luce aggiunge suo marito il sindaco di allora, Angelo Scifo, venne qua, raccolse tutti i nostri nomi e ci fece fare gli allacci anche se non ne avevamo diritto». Niente gas, niente fognatura, niente illuminazione pubblica qui, ma l'acqua e la luce arrivano con tanto di regolare bolletta. Dopo la diffida della procura, il Comune corre ai ripari. La questione è già stata affrontata in prefettura, d'intesa con la Soprintendenza, e il sindaco Firetto ha nominato i tecnici che dovranno preparare il bando per i lavori di demolizione. Il primo atto sarà un censimento attento degli edifici da abbattere. «Ogni fascicolo dice Firetto ha una sua storia che bisogna ricostruire con estrema attenzione. Occorre avere piena agibilità da un punto di vista legale per evitare qualsiasi contenzioso». Case abusive in zona A e appena fuori, ma non solo. Il presidente regionale di Italia Nostra, Leandro Janni, guarda la selva di palazzi che sovrastano il centro storico della città e dice: «Il vero problema sono questi palazzi, anche di venti piani, che sono stati costruiti sulla Rupe Atenea e da cui è partita la frana del 1968 che ora è arrivata fino alla Cattedrale. È lì che si dovrebbe intervenire con urgenza anche con una vera e propria opera di decostruzione».
AGRIGENTO - L'incubo ruspe ritorna fra i templi "Noi abusivi? Sì,ma da 35 anni"
La zona A di Agrigento è caratterizzata da case abusive, costruite senza autorizzazione, che si affacciano sul tempio di Giunone. La procura di Agrigento ha inviato una diffida al Comune e ai proprietari di questi immobili, richiedendo la demolizione di oltre duecento case abusive, tra cui una trentina nella zona A. La questione è già stata affrontata in prefettura, e il sindaco Firetto ha nominato i tecnici per preparare il bando per i lavori di demolizione. Il presidente regionale di Italia Nostra, Leandro Janni, sostiene che il vero problema sono i palazzi di venti piani costruiti sulla Rupe Atenea, che hanno causato la frana del 1968 e che dovrebbero essere demoliti.
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