IL GIÀ consistente pacchetto di polemiche che accompagna le attuali vicissitudini del San Carlo si arricchisce con una "new entry", quella relativa all'Orologio che domina lo spettacolare sottarco del palcoscenico e che ha un proprio titolo: "Il Tempo indica lo scorrere delle ore, la Sirena delle Arti tenta di trattenerle". È opera di Antonio Niccolini, l'architetto che nel 1816 ricostruì l'intero Teatro distrutto dall'incendio. Era alimentato da un meccanismo ad acqua ed ora l'ingegner Luca Pinto, presidente dell'associazione Amici della Real Fabbrica di Capodimonte ne denuncia la scomparsa, sostituito da altro dispositivo e di tanto fa debito ai non del tutto apprezzati restauri del 2008. No, stavolta questi non c'entrano: l'Orologio fu restaurato e rimesso in moto 28 anni fa da una Associazione consorella di quella dell'ingegnere, l'associazione Amici del San Carlo. L'occasione fu il 250 anniversario della fondazione del Teatro nel 1987 e il Provveditorato alle opere pubbliche aveva scelto di impegnare l'intero capitolo di spesa nel restauro del Sipario Storico del Mancinelli, questo sì scomparso alla vista di spettatori e visitatori per un problema di"soffitta" conseguente i lavori citati. L'Orologio non si muoveva da anni perché l'obsoleto meccanismo originale non era ripristinabile. Con il benestare della sovrintendenza, l'associazione al tempo presieduta dalla signora Antonietta Carrano e con l'assistenza del provveditore Paolo Martuscelli, si fece carico del restauro estetico e del ripristino funzionale dell'Orologio che sovrastava il Sipario storico completandolo dall'alto, mediante l'applicazione di un sistema elettrico di precisione dotato di memoria, eguale a quello applicato poco tempo prima all'orologio della Torre campanaria della Piazzetta di Capri. Quando dal sottarco del San Carlo le ore ricominciarono a scorrere e la Sirena delle Arti riprese il tentativo di fermarle, qualche giornale ne salutò il ripristino considerandolo un buon auspicio per il cinquantennio sancarliano in arrivo. Per gli annulli speciali del Duecentocinquantesimo, fu poi stampata una cartolina con l'immagine dell'Orologio, la didascalia illustrativa e la scritta:"Restaurato nel 1987 dall'associazione Amici del San Carlo" . L'allora sovrintendente, autore di questa nota, ne conserva qualcuna e volentieri ne offre un esemplare all'ingegner Pinto, a riconoscimento dell'amore che lo lega alle meraviglie architettoniche del San Carlo. Vorrei però aggiungere, a proposito del pacchetto di polemiche sopra citato, che la minaccia del vicepresidente pro tempore del Consiglio di indirizzo di citare in giudizio chi si azzarderà ancora a dire che l'acustica del San Carlo è cambiata dopo i lavori, mi spinge a un atto di coraggio: resto convinto e quindi ripeto che l'acustica famosa del nostro Teatro risulta al mio orecchio quanto meno appannata, nelle rappresentazioni d'opera, a palcoscenico aperto. E mentre rischio con serenità querela e possibile condanna, non abbandono la speranza che il Consiglio faccia cosa diversa dalle cause: incarichi la facoltà di Architettura o altri "terzi" la direttrice dei lavori e la ditta tedesca che ha operato nel settore, convocate per chiarimenti sono parte in causa e non potevano che confermare le loro posizioni per uno studio approfondito del fenomeno. Al fine di verificare l'esattezza dei dubbi ed eventualmente correggerne le cause o sopperire in qualche modo ai loro effetti. Cosa fatta altrove di recente in assoluta serenità. Come nella Sala Santa Cecilia del Parco della Musica di Roma, ove i tentativi di miglioramento ancora continuano, con la collaborazione dell'archistar che l'ha costruita, il senatore a vita Renzo Piano.