QUANDO il teatro grande di Pompei fu inaugurato da Riccardo Muti esattamente 5 anni fa, le polemiche roventi per quelle gradinate ricostruite in tufo dal commissario per Pompei Marcello Fiori non offuscarono il colpo messo a segno dal commissario Salvo Nastasi e dalla soprintendente Rosanna Purchia: portare nel teatro grande di Pompei il prestigio del San Carlo. Polemiche e denunce allora portarono la Procura di Torre Annunziata ad aprire un'inchiesta sui lavori da 6 milioni gestiti dal commissariato guidato da Fiori. Ora la Corte dei conti ha disposto l'archiviazione per il direttore generale dello spettacolo del ministero dei beni culturali, Salvo Nastasi, e per altri otto tra dirigenti regionali e ministeriali coinvolti lo scorso marzo per un'altra inchiesta, quella della magistraura contabile, sui lavori al teatro grande di Pompei. Si tratta dell'indagine che vede coinvolto l'ex commissario straordinario per la gestione del'emergenza scavi di Pompei, Marcello Fiori, nei confronti del quale venne disposto un sequestro conservativo milionario. Fiori, oggi coordinatore nazionale dei Club Forza Silvio, è sotto processo anche per un procedimento penale. Da commissario degli scavi, scrivevano nel 2013 i pm di Torre Annunziata, «avrebbe dovuto garantire non solo il risultato di riportare ad una condizione di normalità e decenza uno dei siti archeologici più visitati al mondo, ma anche una costante e corretta vigilanza affinché non un solo euro di quelli stanziati fosse distolto dalle priorità emergenziali». E invece, sostiene l'accusa, Fiori utilizzò i fondi per i restauri per "rifare" il teatro grande, facendo realizzare le gradinate in tufo e acquistando costose strumentazioni elettroniche. Spese che secondo i magistrati non si giustificano, tanto che la stessa Corte dei conti si attivò per aprire una propria indagine. Il provvedimento di archiviazione parziale firmato il 19 giugno dal sostituto procuratore Donato Luciano riguarda non solo l'ex commissario del San Carlo, Salvo Nastasi, all'epoca capo di gabinetto del ministro Sandro Bondi, ma anche gli altri componenti della commissione generale di indirizzo e coordinamento costituita con decreto ministeriale del 5 ottobre 2009: l'ex potente segretario generale del ministero, e attuale sindaco di Tivoli, Giuseppe Proietti, oggi amministratore unico di Ales, l'ex capo di gabinetto della Regione Maria Grazia Falciatore, l'ex direttore generale per le antichità Stefano De Caro, oggi direttore dell'Iccrom, l'architetto Roberto Cecchi, che sostituì Proietti da marzo 2010, Raffaele Tamiozzo, avvocato dello Stato nominato dal dipartimento di protezione civile, l'ex soprintendente archeologo di Napoli e Pompei Jeannette Papadopoulos, il funzionario regionale Maria Pezzullo e Bruno De Maria, che parteciparono con delega a due riunioni della commissione. La Corte ha ora accertato che il commissario Fiori «non ha mai sottoposto all'approvazione dei singoli membri della commissione il progetto di variante approvato con decreto commissariale del 2010». Quindi, Nastasi e gli altri commissari non avrebbero potuto verificare «la congruità degli interventi » previsti nel teatro. Di qui, l'archiviazione.