L' INSEGNAMENTO del restauro, per decenni abbandonato ad una totale anarchia, è stato finalmente regolato nel 2009. Si diventa restauratori a seguito di un percorso triennale o quinquennale, nel primo caso come "assistente tecnico restauratore", nel secondo come restauratore a pieno titolo. SÌ, PERCHÉ le normative sul restauro e i percorsi formativi conseguenti sono il risultato di un accordo fra i ministeri per i Beni culturali e il paesaggio da un lato, e per l'Università dall'altro; così come è interministeriale la commissione incaricata di certificare e abilitare tutti gli istituti che insegnano restauro a vario titolo (si va dall'Istituto centrale di Roma all'Opificio delle Pietre Dure, a università, accademie d'arte, istituti privati). I settori tipologici in cui si dividono i manufatti il cui restauro è oggetto dell'insegnamento, sono in numero di dodici; dapprima erano soltanto sei, poi (nel 2013) si è scelta per i restauratori una specializzazione ancor maggiore. In queste dodici categorie incontriamo i materiali lapidei, i dipinti, gli affreschi, i metalli e così via; ma incontriamo anche due categorie nelle quali nemmeno uno dei ventitré istituti accreditati in Italia per l'insegnamento del restauro ha pensato di avviare corsi di laurea: gli strumenti musicali (c'è solo una laurea breve a Cremona, in liuteria), e quelli definiti "scientifici e tecnici". Recentemente, da alcuni incontri presso la Fondazione scienza e tecnica di Firenze con sede in via Giusti, in cui ci si interrogava sul futuro di questa istituzione che nonostante la sua storia e il suo prestigio è in sofferenza come tante altre, è scaturito un progetto ardito ma affascinante, la creazione appunto di un corso di laurea per restauratori di strumenti scientifici. A Firenze esistono in proposito collezioni straordinarie: si pensi al Museo Galileo, ai Musei universitari, al Centro sulla sanità fiorentina di San Giovanni di Dio. E, naturalmente, con "strumentazioni scientifiche" si intende tutto il patrimonio degli istituti scientifici (ad esempio, le cere anatomiche). La realizzazione di questo progetto, presentato oggi presso la Fondazione, renderebbe Firenze l'unica in Italia a creare un figura di professionista altissimamente specializzato. La Fondazione fungerebbe da soggetto promotore, ma poi occorrerebbe la collaborazione di tutti gli istituti cittadini, a cominciare dall'Università; che comunque hanno già accolto entusiasticamente l'idea. Il progetto ha affascinato da subito anche il nuovo rettore, Luigi Dei, che non per nulla ha sostenuto l'opportunità di immaginare corsi di laurea innovativi, in grado di attrarre e formare giovani di qualità. L'autore è stato soprintendente dell'Opificio e ordinario di storia e tecnica del restauro all'Università di Firenze