«Mi sono letteralmente innamorata anni fa di un gioiello d'arte come il Teatro Caio Melisso di Spoleto, ricco di storia, risale alla seconda metà del Seicento... Una passione che ho condiviso per anni con mio marito Candido Speroni, purtroppo scomparso nel novembre 2013. Proprio lui mi sosteneva in questo progetto di restauro, dicendomi: "Devi rallentare col lavoro, Carla, è ora. L'unico settore che non devi mai abbandonare è Spoleto"». Carla Fendi, una delle cinque sorelle che hanno imposto nel mondo un marchio simbolo del Made in Italy (da 15 anni di proprietà di Lvmh di Bernard Arnault), è orgogliosa e soddisfatta. Oggi, venerdì 26 giugno, comincia la 58 edizione del «Festival dei Due Mondi» a Spoleto, sotto la direzione di Giorgio Ferrara, e domenica 12 luglio verrà presentato alla stampa internazionale il lungo lavoro di restauro del Teatro Caio Melisso-Spazio Carla Fendi, realizzato grazie al finanziamento di 1 milione e 200 mila euro assicurato dalla Fondazione Carla Fendi. Non una sponsorizzazione, dunque, perché non ci sono scopi promozionali (il marchio Fendi è ormai un'altra realtà internazionale, qui parliamo di risorse personali) e non sono possibili ritorni pubblicitari di alcun tipo. «Il ministro Dario Franceschini ha avuto la cortesia di dire che il mio impegno di mecenatismo è un esempio dell'integrazione tra le risorse pubbliche e quelle private». Un incentivo chiaro, in un momento in cui sono in tanti a demonizzare antistoricamente il sostegno privato al nostro Patrimonio storico-culturale. Una cultura che per anni ha impedito ciò che è da sempre possibile in Europa come negli Usa. I vasti lavori di ripristino e restauro, frutto di un concordato quinquennale col Comune di Spoleto, hanno avuto come consulenti i celebri scenografi e costumisti Carlo Savi e Cesare Rovatti, che hanno incrociato nelle loro vite professionali registi del calibro di mauro Bolognini, Luchino Visconti, Gian Carlo Menotti, Pier Paolo Pasolini. L'amore per Spoleto di Carla Fendi è molto antico: «Con Candido abbiamo frequentato il Festival dai primissimi anni della fondazione, abbiamo avuto una splendida amicizia col maestro Menotti. Dopo la sua morte ci sono stati anni bui, ora sono entusiasta dei risultati della gestione di Giorgio Ferrara». E anche l'impegno per l'arte, per la cultura hanno radici che affondano nel passato: «I nostri genitori ci hanno insegnato che un bene pubblico è sempre e comunque più importante di uno personale. Per anni ho lavorato all'estero e ho imparato negli Stati Uniti cosa sia il mecenatismo, cosa significhi partecipare alla disinteressata tutela di un bene che riguarda tutti. Soprattutto in Italia, uno straordinario museo diffuso, in cui puoi trovare capolavori nelle grandi città così come nei piccoli centri di campagna. Penso che altri privati dovrebbero impegnarsi, come ha lodevolmente fatto Diego della Valle con i 25 milioni destinati al restauro del Colosseo». I lavori hanno restituito splendore alla platea, ai palchi, al palcoscenico, alle opere pittoriche tardo ottocentesche di Domenico Bruschi, incluso il magnifico sipario con l'Apoteosi di Caio Melisso, spoletino di nascita, amico di Mecenate, bibliotecario di fiducia di Augusto, scrittore e commediografo. Dice Carla Fendi: «L'avventura del restauro mi ha aiutato a riscoprire l'immensa sapienza dei nostri artigiani italiani, che uniscono una vasta conoscenza tecnica al gusto e alla creatività. Rappresentano un tesoro nazionale che andrebbe sostenuto. Invece rischia di sparire per sempre ...».