Lunghe file di alberi ingialliti, colpiti da un pidocchio che ne succhia la linfa e lascia i rami secchi, come se fossero bruciati. Per curare i cipressi, simbolo del panorama toscano, basterebbero lavaggi intensi con acqua e sapone. E la cura, che però costa e non viene effettuata. Anche Padre Bernardo lancia l'appello: «Salviamo i cipressi, senza di loro non c'è Toscana». È come se qualcuno con una torcia accesa fosse passato per la Chiantigiana, su da Grassina verso l'Ugolino e Strada in Chianti fino ad arrivare a Greve e si fosse divertito a bruciare la parte più bassa dei cipressi, che se ne stanno in fila come guardiani della via. Ci si domanda anche se sia stata la velocità delle macchine dei chiantigiani, che cercano di accorciare la distanza tra Firenze e casa loro, a far arrossire le chiome più immortalate nelle foto ricordo della nostra regione. E invece no, gli esperti spiegano che la veste così sciupata dei cipressi lungo la via è colpa di un insetto che da dieci anni a questa parte era quasi scomparso e che questa primavera è tornato a infestare filari e boschetti e a far seccare le piante. Si chiama «Cinara cupressi» la causa del triste aspetto dei custodi della Chiantigiana, un pidocchio delle piante che succhia la linfa e fa «bruciare» i rametti: un afide, come si dice in gergo. Il comandante della guardia forestale Luigi Bartolozzi ipotizza che anche l'abbassamento delle temperature di questa primavera possa aver condizionato la salute dei cipressi; le piante già in sofferenza non avrebbero così saputo reagire all'attacco delle colonie dei pidocchi. Il danno ormai è fatto e per il momento non ci sono interventi efficaci da mettere in campo. Ai tanti cittadini che chiamano il corpo forestale (responsabile del monitoraggio delle piante) o il servizio fitosanitario della Regione (che si occupa di proteggere la flora nostrana) la risposta è sempre la stessa: per risolvere il problema bisogna intervenire a marzo, prima che la temibile Cinara entri in azione. E la soluzione migliore e più economica è una strategia empirica: bisogna lavare i cipressi con acqua e sapone neutro. Gli esperti del servizio fitosanitario raccomandano «getti di acqua ad alta pressione addizionata di sapone indirizzati all'interno delle chiome». Meglio il sapone dei trattamenti chimici anti insetti e anche meglio della lotta biologica con insetti antagonisti che dovrebbero contrastare la colonizzazione degli afidi. Durante l'estate gli insetti succhia linfa moriranno per le alte temperature e i cipressi hanno buone probabilità di rimettersi in salute e germogliare, tanto più nei casi in cui la maggior parte della chioma è rimasta indenne all'attacco e di colore verde. Non bisogna confondere la situazione delle piante della via Chiantigiana con quella degli alberi di Bolgheri, alle prese invece con il cancro dei cipressi: in quel caso la pianta inizia a seccarsi dalla cima e la sua fine è quasi certa. I danni della Cinara cupressi, assicura Riccardo Russu responsabile del servizio fitosanitario della Regione, non vanno quasi mai a interessare il fusto e la stabilità dei custodi della Chiantigiana non è compromessa. Nei giardini dei privati si cercherà di restituire un aspetto più dignitoso ai cipressi meno danneggiati tagliando i rami secchi, facendo pulizia. Lungo la strada provinciale l'intervento richiederebbe troppa manodopera e si aspetterà probabilmente che sia la natura a restituire bellezza alla via.