L'Ospedale che poteva essere un Polo museale è finito nell'orbita di Civita È CADUTA anche quella che Cesare Brandi chiamava l'Acropoli di Siena: no, non il Monte (quello se ne è andato da un pezzo), ma la straordinaria cittadella dell'arte e della cultura che sorge sul colle più alto della città. Nello scorso febbraio, durante un incontro pubblico promosso dall'università di Siena, il sindaco Bruno Valentini si era mostrato consapevole dell'importanza di destinare l'enorme spazio medioevale dell'Ospedale di Santa Maria della Scala a nuova sede della Pinacoteca Nazionale, anzi di un polo museale che potesse ospitare anche il Museo Diocesano, il Museo Archeologico, il Museo dell'Ospedale stesso, la Biblioteca Briganti e un domani anche il Dipartimento di Scienze storiche e di Beni culturali. Oltre ad avere, naturalmente, spazi comuni, laboratori didattici per bambini, librerie, ristoranti: insomma, uno luogo di produzione e redistribuzione della conoscenza senza paragoni in Toscana, e forse in Italia. Già allora era, tuttavia, ben chiaro che questo progetto aveva un nemico: e cioè il rischio che invece si stendesse anche sulla Scala una sorta di privatizzazone-commercializzazione. La stessa che, dall'altro lato della piazza, ha investito l'Opera del Duomo trascinandola tra l'altro in una complessa vicenda giudiziaria. Ebbene, oggi si è materializzato precisamente quel fantasma: anche la Scala è finita nell'enorme orbita dell'Associazione Civita, il maggiore oligopolista della gestione del patrimonio artistico italiano (e toscano), il cui presidente risponde al nome di Gianni Letta. Avendo vinto l'improvvido bando pubblico del Comune, Opera Laboratori Fiorentini la società del gruppo Civita che gestisce tra l'altro il Polo Museale di Firenze, e che ha acquistato appunto il ramo d'azienda ceduto dall'Opera del Duomo di Siena è ora signora dell'Acropoli, e cioè titolare dei «servizi generali, bibliotecari e didattici, di sorveglianza, di biglietteria e portineria; nonché l'organizzazione di eventi, le attività di bookshop, la caffetteria e l'ufficio di informazione e accoglienza turistica». Detto in altri termini: l'Ospedale rimane un triste scatolone per mostre, per di più affidate, chiavi in mano, a un privato for profit. E sembra un'imbarazzante excusatio non petita il capitolato del contratto che permetterebbe al Comune di «mantenere la titolarità sulla programmazione di mostre ed esposizioni e, quindi, di esercitare in pieno il proprio ruolo di governance per le politiche culturali»: perché il governo del Santa Maria richiederebbe ben altro che la programmazione di mostre. Insomma,unmuseo-fai-da-te delegato armi e bagagli al gestore del 'contenitore': come dimostra il fatto che sarà il concessionario a dover «sviluppare una valorizzazione complessiva del Santa Maria della Scala come 'museo di se stesso'». Mettendo il carro dell'affidamento a un concessionario davanti ai buoi di una vera progettazione culturale affidata ad una commissione internazionale del livello più alto, l'amministrazione di Siena tratta una cruciale questione civica come se fosse l'appalto del ritiro della spazzatura: dimostrando così dinon aver capito che mai come ora la città avrebbe bisogno di un progetto forte, partecipato, discusso pubblicamente. Se nemmeno il vento minaccioso che soffia da Arezzo riuscirà a scuotere e a svegliare la giunta Valentini, anche Siena sarà destinata a ribaltamenti radicali. E allora sarà davvero troppo tardi per recriminare sulle infinite occasioni perdute,che sono ormai così numerose da poterle allineare ed esporre nella prima mostra del Santa Maria della Scala targata Civita: non il Museo di Siena com'era, ma di Siena come avrebbe potuto essere.