Quattro ore e mezzo di auto da Roma per raggiungere l'irraggiungibile Cilento. Una vera e propria odissea tra strade chiuse per frana, lavori in corso e segnaletica inesistente. Qualche giorno fa la giornalista Donatella Bianchi, conduttrice del programma «Linea Blu» su RaiUno e da un anno circa presidente del Wwf Italia, ha sperimentato sulla propria pelle i disagi che da tre anni fanno di questa terra a sud di Salerno una tra le peggio collegate d'Italia. Ieri Donatella si è rimessa di nuovo in viaggio ed è tornata nel Cilento, destinazione Palinuro e Marina di Camerota, per ultimare la puntata di «Linea Blu» che andrà in onda sabato 4 luglio alle ore 14.30. Come è andato stavolta il viaggio? «È andato meglio, ho trovato una strada alternativa e sono uscita a Padula-Buonabitacolo. Ho allungato il percorso però ho evitato una serie di complicazioni, l'altra volta mi ero persa». Ma le sembra normale che anche quest'estate il Cilento resti isolato dal resto del mondo? «La difficoltà di raggiungere un luogo in fondo lo rende ancora più misterioso, però un conto è desiderare di arrivare in un posto, un conto è dover combattere con lavori in corso, con strade non organizzate, con una segnaletica che spesso è carente». Ma il turista è davvero disposto a tutto? «È chiaro che potendo scegliere e dovendo organizzare una vacanza magari ci si orienta verso altre destinazioni più facili da raggiungere. Però c'è anche un'altra cosa da dire». Prego, la dica pure . «Io di ore in macchina ne farei anche dieci se poi quando arrivo so di trovare strutture adeguate». Nel Cilento le strutture non sono adeguate? «Il paesaggio e il mare da soli non bastano più, bisogna puntare ad un'offerta che significhi competenza e capacità di offrire un servizio di alto livello. La concorrenza è agguerrita e bisogna offrire il meglio confrontandosi con gli altri». La formula del turismo di massa qui funziona ancora? «No, oggi bisogna puntare a modelli di turismo alternativo, investendo sulla sostenibilità e sulle infrastrutture minime che frenano lo spopolamento. Il valore aggiunto è fare di quest'economia un volano, non dimentichiamo che nel 2014 i turisti dei parchi naturali in Italia sono stati 102 milioni con 12 miliardi di euro». E torniamo al punto di partenza, le infrastrutture. Ha saputo che il tratto di Cilentana appena rifatto è sprofondato di nuovo? «Bisogna pretendere che chi sbaglia ne risponda». Lei viene spesso con «Linea Blu» nel Cilento, che cosa l'attrae di questo territorio? «Sono molto legata al Cilento perché somiglia alle "mie" Cinque Terre, anche qui ci sono relazioni che vanno in verticale e non in orizzontale, i collegamenti non sono via costa ma dalla costa verso la montagna e questo ti svela un mondo fantastico in cui l'economia del mare è importante anche per l'entroterra». Qual è il ruolo del Parco del Cilento da molti considerato solo un carrozzone politico? «Deve applicare le buone pratiche e deve dare l'opportunità ai tantissimi giovani che vedo di restare qua, offrire un'alternativa a chi è costretto ad andarsene». Belle parole, ma sa cosa dicono i cilentani? Chi a l'uommene crere, paraviso nun ne vere .Ovvero: Chi agli uomini crede paradiso non vede. «Il problema è che se non ci sono le risorse per gestire mettiamo in discussione tutto. Il Papa ha detto bene nella sua ultima enciclica: sulla carta siamo tutti attenti all'ambiente ma poi nelle scelte strategiche lasciamo a desiderare». Il Wwf ha lanciato una campagna in difesa dell'Amazzonia. Perché non impegnarsi anche in difesa del Cilento? «Il Cilento è la nostra Amazzonia, è la stessa battaglia che bisogna fare per la conservazione di un'area. Dobbiamo dare gambe a pensieri di sviluppo e di rilancio correlati alla storia e alla cultura anche enogastronomica che sono nelle radici di questo luogo».