Questa volta i simboli ci sono tutti. Dal titolo altamente metaforico: «La luce vince l'ombra». Al luogo: la villa di Casal di Principe confiscata al boss Egidio Coppola (per gli amici Brutus). Qui i visitatori potranno ammirare capolavori degli Uffizi e di Capodimonte: Giordano, Ribera, Stanzione, Caracciolo. Tutto potrà dirsi, ma non che Dario Franceschini, promotore dell'iniziativa e presente al taglio del nastro, non sia attento al valore civile della cultura. O invece, sussurrano i maligni, al marketing politico. Il dilemma sta tutto nel cuore del ministro e nessuno avrà la presunzione di scioglierlo in poche righe. Certo è che, nel frattempo, lo stesso Franceschini e il suo Mibact si sono resi responsabili di gravi disfunzioni del sistema museale campano. Un esempio? All'indomani di una riforma che creava un mastodontico Polo Museale di ben 22 siti, affidandolo a un unico responsabile (l'ottima Maria Utili), il ministero avrebbe dovuto provvedere alla nomina dei direttori dei musei rimasti fuori dal Polo. Ma sono passati molti mesi e chissà quanti ne passeranno, nelle more di un concorso che vede la partecipazione di centinaia e centinaia di candidati. Forse perché i requisiti richiesti erano (democraticamente) troppo generici? Fatto sta che restano senza manager il Museo Archeologico di Napoli, Capodimonte, la Reggia di Caserta, ovvero alcuni tra i più importanti attrattori culturali della regione. E senza manager significa senza progetti, senza mostre, senza iniziative promozionali. L'ennesimo tassello di una Campania amministrativamente e politicamente acefala. Con quale concretezza il Mibact tratti i beni culturali della regione, peraltro, emerge da ogni dove. Sono spesso chiusi, ad esempio, due gioielli come il Rione Terra di Pozzuoli o il Castello di Baia, che pure hanno assorbito grossi investimenti restaurativi. Ed é lecito chiedersi se Carditello non farà la stessa fine. Sarebbe l'ennesima volta che i Fondi Europei vengono impiegati nelle opere strutturali, salvo poi ignorare la loro gestione, manutenzione e apertura al pubblico. Ove mai la luce delle tele di Casal di Principe vincesse l'ombra di Gomorra, tutti ne sarebbero contenti. Ma la circostanza che, a fianco di un'iniziativa così politicamente corretta, si moltiplichino inefficienze e ritardi induce a qualche dubbio sul Mibact e su chi lo guida. Che poi è lo stesso ministro che, un anno fa, si fece promotore delle domeniche di ingresso gratuito a musei e aree archeologiche. Un'altra iniziativa democratica. Ma l'effetto fu di disorientare i turisti che avevano già pagato il biglietto ai propri tour operator. E di permettere che spazi fragili come gli scavi di Pompei o i giardini reali di Caserta fossero invasi dalle folle del pic-nic.