L'Expo sulla nutrizione ha assorbito tutti gli sforzi del 2015 con i suoi padiglioni d'arte, dentro (Padiglione zero) e fuori (Arts Foods alla Triennale) Expo, con le mostre su Leonardo e gli Sforza e con le innumerevoli esposizioni sul cibo; tanto che parlare d'altro sembra fuori luogo. Ma vorrei parlare del fatto che duecento anni fa moriva a Milano il riscopritore di Leonardo, il segretario dell'Accademia di Brera, il pittore neoclassico, docente, bibliofilo e poeta Giuseppe Bossi. Un gigante del neoclassicismo milanese, come Parini. Qualche sua opera circola, è vero, in alcune esposizioni in corso come «Il Primato del disegno dai Primitivi a Modigliani» a Brera e «The last Last supper» al grattacielo Pirelli. Ma di lui, per ora, la città non si è ricordata. È pertanto meritevole l'impegno con il quale la Biblioteca Braidense sta provando a radunare le forze culturali della Lombardia al fine di realizzare un'esposizione su di lui. Giuseppe Bossi non è un progenitore del senatur Umberto, sebbene come lui amasse la Lombardia e se la cavasse bene con il dialetto, come rivelano le liriche «Oh! Guarda mo che sort de pretension » e «Te vedet Apianin», dedicata al celebre artista Andrea Appiani. Nato a Busto Arsizio nel 1777 (morì a Milano il 9 dicembre di duecento anni fa), dopo un soggiorno studio a Roma (dove conobbe Canova e Angelica Kaufmann), rientrato a Milano, Bossi fu nominato dal 1801 segretario dell'Accademia di Brera. Nel 1803 rifondò l'Accademia e con un nuovo statuto diede grande impulso alla pinacoteca, che con lui, a sua volta pittore, si dotò di un nucleo di opere. Fu il riscopritore del «Cenacolo», opera che studiò tutta la vita e sulla quale ha lasciato migliaia di pagine. Collezionò vari fogli di Leonardo Da Vinci e scrisse un saggio «Sulla utilità politica delle Arti del Disegno» dove esalta il valore pedagogico dell'arte per formare un buon cittadino. La maggior parte delle sue carte sono custodite alla Biblioteca Ambrosiana, inventariate benissimo da Angelo Colombo. Tra migliaia di pagine leonardesche c'è anche un'antologia poetica di autori dell'Arcadia o dell'Accademia dei Trasformati come Giuseppe Parini, Domenico Balestrieri, Giuseppe Maria Foppa, Carlo Innocenzo Frugoni, Giuseppe Maria Imbonati. La Biblioteca Braidense conserva invece l'autografo delle sue «Memorie», mentre incisioni, disegni, bozzetti e gessi sono all'Accademia di Brera. I suoi quadri migliori, invece, sono alla Pinacoteca di Brera.