«Lavoriamo qui gratis per cambiare il paese» Casal di Principe Dentro il cantiere che doveva ospitare le 20 opere della mostra ci hanno lavorato anche di notte. Prima ancora l'avevano sognato. È accaduto quando hanno inviato i curricula per essere presi in considerazione. Ad alcuni di loro è andata bene e ieri, ai 40 «Ambasciatori di cultura e di rinascita» è così che li hanno ribattezzati gli occhi brillavano di una luce diversa. «Sa cosa vogliono rappresentare queste tre R che sono stampate sulla nostra t-shirt? Rinascita, responsabilità, resistenza». Filomena Diana, 21 anni, studentessa alla Seconda Università di Napoli (in questa terra di lacrime e sangue, di stenti e pochi sorrisi capita che anche all'Ateneo scippino il nome, lasciandolo senza una chiara connotazione territoriale), parlava e faceva cenni con le mani. Le erano accanto altri giovani come lei e rivolti al direttore degli Uffizi hanno cantato in coro: «Natali sei tutti noi!». «Perché ci siamo proposti per lavorare anche senza alcuna remunerazione? Noi vogliamo essere partecipi del cambiamento di Casal di Principe» ha ripetuto Daniele Fichele. Di resistenza, riscatto, orgoglio a nome della sua gente aveva parlato poco prima un emozionatissimo Renato Natale, sindaco anti-camorra. In questo lembo di Casertano, dove fa più notizia che vi sia una amministrazione civica in sella che non un Comune commissariato per camorra, Natale di professione medico ma anzitutto volontario in decine di missioni verso il prossimo, come quando armi e bagagli si trasferisce sul litorale per prestare le cure agli immigrati africani la sfida del cambiamento l'aveva accettata un anno fa. «Nei miei comizi elettorali avevo detto che i casalesi sono gente straordinaria, che questo termine che fa paura all'Italia perché ricorda il nome di un clan, era invece quello di cittadini fieri e coraggiosi. Oggi ha ripetuto davanti a Dario Franceschini e agli altri ospiti nel cortile della villa confiscata a un boss locale posso affermare che è certificato che siamo un popolo straordinario. Perché dopo 30 anni trascorsi sotto il dominio militare della camorra la mia gente ha tenuto una fiamma accesa coltivando quella resistenza che mi porta a dire che abbiamo vinto ancora una volta noi». Confuso tra le personalità invitate all'anteprima dell'inaugurazione de Gli Uffizi a Casal di Principe era anche Benedetto Zoccola, vicesindaco pd di Mondragone (una località rivierasca a 20 chilometri da qui). Da due anni cammina sotto scorta perché ha avuto il coraggio di denunciare i suoi estorsori, oggi sotto processo. Per questo è rimasto vittima di tre attentati e pochi giorni fa ha ricevuto anche una lettera minatoria con un proiettile di pistola. «Questa di oggi è una rivincita ha detto al Corriere Se oggi siamo qui, in un bene confiscato che diventa polo culturale, significa che lo Stato la sua battaglia la sta vincendo».
Casal di Principe. Noi 40 giovani guide ambasciatrici di rinascita
A Casal di Principe, in un cantiere dove doveva essere costruita una mostra, sono stati lavorati 40 giovani Ambasciatori di cultura e di rinascita. Tra di loro c'è Filomena Diana, 21 anni, studentessa alla Seconda Università di Napoli. I giovani hanno lavorato anche senza remunerazione. Il sindaco di Casal di Principe, Renato Natale, ha detto che la sfida del cambiamento l'ha accettata un anno fa e che i casalesi sono gente straordinaria. Natale ha anche detto che la resistenza della sua gente è stata certificata. Altri giovani presenti, come Daniele Fichele, hanno detto di voler essere partecipi del cambiamento.
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