Il ministro Franceschini davanti all'opera di Gherardo delle Notti danneggiata dalla bomba della mafia in via dei Georgofili non resiste e fa una foto. L'opera da ieri è a Casal di Principe con altre sette degli Uffizi per una sfida della bellezza alla camorra fatta insieme dalla Galleria fiorentina, dal museo di Capodimonte e da quello di Capua. Un carico di bellezza è arrivato a Casal di Principe con un furgone blindato giusto una settimana fa: dentro c'erano otto quadri della collezione degli Uffizi. Insieme ad altre dodici opere di artisti caravaggeschi è andata a costituire la mostra La luce vince l'ombra. Gli Uffizi a Casal di Principe, la diciottesima del ciclo de «La Città degli Uffizi» giunto al suo settimo anno, curata oltre che dal direttore della Galleria fiorentina Antonio Natali, da Marta Onali e dal direttore del polo museale regionale della Puglia, Fabrizio Vona. La prima in un luogo così simbolico com'è la villa che oggi ospita la Casa don Diana, una località di accoglienza per minori in affido intitolata al prete di Casal di Principe, don Peppe Diana, ucciso dalla camorra nel '94, pochi mesi dopo l'omicidio di don Puglisi a Palermo per mano della mafia e un anno dopo l'attentato mafioso di via Georgofili qui a Firenze. Una villa questa che ora è temporaneamente sede museale confiscata alla camorra. Il cerchio si chiude intorno alle morti per mano della criminalità organizzata e però si riapre proprio in forza del potere purificatore e salvifico dell'arte. Della luce, appunto, che trionfa sul buio. Opera simbolo, e non poteva essere altrimenti, quella Adorazione dei pastori di Gherardo delle Notti, fortemente danneggiata dall'autobomba scoppiata in via dei Georgofili nella notte fra il 26 e il 27 maggio 1993 (morirono cinque persone: i coniugi Fabrizio Nencioni e Angela Fiume con le loro figlie Nadia e Caterina e lo studente Dario Capolicchio). Un'opera, come ha detto Natali, che «s'è fatta memoria di quella stagione buia, assurgendo però nel contempo a simbolo anche d'una rinascita gloriosa». Ma poi ci sono anche La Carità di Luca Giordano, il San Girolamo di Jusepe de Ribeira, la Salomé con testa del Battista di Giovanni Battista Caracciolo, la Santa Caterina d'Alessandria di Artemisia Gentileschi. «Tutti lavori di artisti legati a Napoli o per nascita o perché ci hanno a lungo lavorato» spiega Antonio Natali che aggiunge: «Questa mostra, in cui ci sono insieme con le nostre anche opere del museo di Capodimonte, voleva essere una riflessione etica ed estetica su luce e ombra. Ma la luce che si alterna alle zone di scuro nell'arte caravaggesca non è tanto quella dei nostri musei, quanto quella della gente che ci ha accolti qui a Casal di Principe, i casalesi attuali che hanno deciso di capovolgere lo stato delle cose nel loro territorio». L'operazione è per Natali di quelle che nascono per lasciare il segno. «Il segno della presenza dello Stato, perché gli Uffizi sono lo Stato, lì dove ce n'è più bisogno e dove c'è terreno fertile per recepirne la presenza. Non è un caso che quaranta giovani dai 15 ai 30 anni, con magliette fatte ad hoc, faranno da guida dentro al percorso espositivo». Son quelli che per Raffaele Cantone presidente dell'autorità nazionale anticorruzione e per anni in forze, come magistrato, nel filone di indagini sul clan camorristico dei casalesi faranno uscire Casal di Principe dalla logica dello stereotipo che associa l'aggettivo casalese alla camorra. Casalesi sono loro, anche loro, che credono nel riscatto di quella terra che è ricca di tante energia positive. Ecco perché credo che l'amministrazione comunale stia facendo un ottimo lavoro con questa iniziativa. Non solo perché l'arte e la cultura sono di per sé simbolo di un processo di rinascita, ma perché ha voluto portare le opere d'arte nella villa intitolata a don Diana, un nome positivo per la città». Si addentra anche nella valutazione delle opere scelte Cantone e osserva: «Mi pare molto bello che il direttore degli Uffizi abbia portato il Gherardo delle Notti danneggiato dall'autobomba dei Georgofili, perché quell'opera mostra in maniera tangibile gli effetti negativi delle organizzazioni criminali». La sfida, ora, è portarci più gente possibile a questa mostra, perché come conclude Natali: «Questo evento deve avere una ricaduta economica sul territorio. Per il suo allestimento abbiamo usufruito della collaborazione a titolo gratuito di moltissimi soggetti e mecenati, dal fabbro in su. Ora vogliamo che quel territorio venga visitato e ricordato per altro. E siamo ottimisti, in questo senso». La mostra si inaugura domani. Ma già ieri alla preview era piena di gente.