Tommasini ha illustrato la riforma. Associazioni, dubbi su burocrazia e consulte «Con questa legge che sosterrà anche le imprese culturali oltre alle associazioni, ci allineiamo alle indicazioni europee». Così l'assessore provinciale Tommasini dopo l'audizione della prima Commissione legislativa. Un dibattito controverso, che ha visto apprezzare il nuovo finanziamento triennale che permette agli enti di pianificare meglio , ma piovere critiche, per esempio sull'obbligo di servirsi di revisori dei conti e sul ruolo delle Consulte BOLZANO «Con questa legge che sosterrà anche le imprese culturali oltre alle associazioni, ci allineiamo alle indicazioni europee». Così l'assessore provinciale alla cultura italiana Christian Tommasini dopo l'audizione della prima Commissione legislativa presieduta da Magdalena Amhof che ha visto gli assessori a confronto con le associazioni e istituzioni del territorio. Un dibattito controverso, che ha visto apprezzare il nuovo finanziamento triennale, ma piovere critiche, per esempio sull'obbligo di servirsi di revisori dei conti. Sul tavolo, la legge provinciale per le attività culturali . Gli assessori Tommasini, Achammer (per la parte tedesca) e il ladino Mussner hanno spiegato che «la norma prevede anche semplificazioni, e fa sì che i finanziamenti vengano impiegati al meglio con snellimento degli iter e più coordinamento delle varie Consulte, che rimarranno autonome». La norma prevede per la prima volta la possibilità di stanziamenti pluriennali, per quanto riguarda il 30 della somma complessiva. Poi appunto la discussione. Klaus Gasperi (Stadtheater Brunico), Andreas Mumelter ( Südtiroler Kulturinstitut) e Gaia Carroli (Teatro Cristallo) hanno sottolineato «l'importanza di una garanzia di finanziamento pluriennale, che permette la programmazione». Positivo anche il parere di Thomas Kager (Associazione delle Case editrici) e di Giulio Clamer (Società Dante Alighieri) anche se «vanno però definite, quanto meno con i criteri, le ripartizioni per i vari settori, differenziando chi opera professionalmente dal volontariato, cui va garantita salvaguardia a garanzia di rappresentanza della comunità». Molto critico Andreas Perugini (Unione associazioni culturali): «Le associazioni italiane sono state tenute all'oscuro delle novità del disegno di legge, presentato soprattutto come concepito dall'assessorato alla cultura tedesca, mentre in realtà è partorito più da quella italiana». Perugini ha criticato l'imposizione dell'iscrizione ai collegi dei revisori dei conti, che «andrebbe in direzione opposta alla sburocratizzazione e fa aumentare i costi, e la marginalizzazione delle Consulte» e anche il fato che «le associazioni vengono messe in concorrenza con le cooperative, che sono imprese commerciali e non hanno lo scopo di migliorare la società, bensì quello di migliorare il benessere dei propri soci». Critico anche Sandro Forcato (circolo La Comune), che rileva come «nella norma non si fa cenno della libertà di espressione e dell'associazionismo, che va tutelato». Forcato hsa parlato anche di «de-valorizzazione delle Consulte, sempre di più paravento delle intenzioni dei politici». Anton von Walther (Konzertverein Bozen) ha condiviso la norma soprattutto per quanto riguarda il finanziamento triennale, che garantisce prospettiva alle associazioni. Ha criticato però gli ulteriori costi che crea il vincolo dei revisori dei conti, considerando che nelle associazioni ci sono volontari che si occupano della questione. Von Walther ha chiesto poi di definire meglio le funzioni delle Consulte, e non condiviso il riferimento alle gare d'appalto anche per i concorsi, che richiederà lo sviluppo di criteri che metterebbero in difficoltà le associazioni che si basano sul volontariato. Dopo altri interventi, la risposta degli assessori. Tommasini, tra le altre cose, ha ribadito che «gli assessori non firmano più i contributi, ma definiscono gli obiettivi, in primis aumentare la partecipazione: per questo va mantenuto il tessuto associazionistico di volontariato ma nello stesso tempo garantiti percorsi con alcuni grandi partner». Anche per questo si apre all'editoria. In quanto alle Consulte: «Esse non vengono svalutate ma rivalutate ha detto Tommasini, criticando chi "confonde professionismo e volontariato" la legge semplifica e mette l'accento sulle linee di indirizzo, valorizzando le direttive europee». Tommasini ha anche e difeso i funzionari che hanno lavorato per elaborare questa bozza. L'assessore Florian Mussner ha fatto riferimento all'articolo 4 che fa riferimento a «un ente ladino», che dà la possibilità di avviare progetti trasversali tra le vallate ladine. In quanto ai revisori dei conti, nel Dipartimento Cultura ladina fino ai 3.000 euro c'é la possibilità di rendicontare con una relazione, e questo rappresenta una semplificazione. Interviene anche il direttore della Ripartizione cultura italiana, Antonio Lampis: «Ci sono state diverse obiezioni costruttive, altre meno sintetizza qualcuno dice che vogliamo sopprimere le associazioni, che depotenziamo la consulta, che le costringiamo ad avere revisori, e che non è garantita libertà di pensiero.È esattamente il contrario, visto che negli ultimi quarant'anni abbiamo sostenuto 160 associazioni, cattolici non cattolici, di tutti gli orientamenti, garantite dalla Costituzione». Un'altra specificazione tecnica: «La legge parla di enti e non di associazioni perché questo è il linguaggio giuridico. Nessuna soppressione, figuriamoci dice ancora Lampis, che poi riflette a livello più generale la cultura si promuove per le persone che vivono sul territorio, non si parla di gruppi linguistici, non si fa per sostenere i presidenti delle associazioni. Seguiamo le linee di indirizzo europee dal Trattato di lisbona che parlano di sostegno verso le imprese creative, verso l'imprenditoria femminile che si sviluppa attraverso la cultura. Ed è anche per questo che si parla di apertura alle case editrici, si prevede un sostegno in attesa poi di sapere cosa dirà l'Unione europea». Quindi, lo scenario imminente: «La consulta sarà unica, non più divisa per gruppi linguistici, e dovrà occuparsi delle linee di intervento aggiunge Lampis decidere, ad esempio, se c'è troppa musica classica, o troppo poca. Quanto ai revisori dei conti questa è un'opportunità che viene data alle grande associazioni, che così possono evitare di presentare le spese rendicontate. È un atto di fiducia».