I professionisti: accelerazione eccessiva. Terreni agricoli edificabili, Imis sospesa Bene il percorso partecipato ma «troppa fretta». Questo il messaggio dei professionisti a Daldoss nell'ultimo documento sulla riforma urbanistica. Gli agricoltori, intanto, chiedono una sospensione dell'Imis sui terreni edificabili. TRENTO. Sul percorso partecipato il giudizio è sostanzialmente positivo: «La partecipazione alla formazione degli strumenti pianificatori è un obiettivo condivisibile. Per questo motivo sarebbe utile che nel testo di legge venissero fissati alcuni punti irrinunciabili affinché la partecipazione risulti efficace e non si risolva in una semplice richiesta di parere». Anche se, avvertono, l'eccessiva accelerazione finale non ha aiutato i professionisti ad approfondire le questioni come avrebbero voluto, «vista la delicatezza della materia e la complessità del nostro territorio». A pochi giorni dal voto della terza commissione consiliare (previsto per martedì prossimo), il comitato interprofessionale degli ordini e dei collegi tecnici della provincia torna a esprimersi sulla riforma della legge urbanistica. E lo fa con un documento, inviato in questi giorni all'assessore provinciale Carlo Daldoss e sintetizzato martedì in terza commissione dal coordinatore Armando Versini e dai rappresentanti dei vari ordini e collegi. Un testo corposo, quello del comitato interprofessionale (il sesto sull'argomento), che entra nel dettaglio del disegno di legge con numerose osservazioni precedute da una riflessione generale sul provvedimento e sul metodo scelto dalla Provincia. Senza lesinare qualche nota critica. «La riforma si legge nel documento presenta un linguaggio e una metodologia di scrittura che ricalca in modo evidente la normativa vigente». Le aspettative, ammettono gli ordini, erano ben altre: «Ci si attendeva una legge di natura diversa, che non facesse rimandi ad altri disposti normativi e che azzerasse l'intera normativa previgente: la richiesta era quella di una sorta di "testo unico" scritto con un linguaggio chiaro e comprensibile che minimizzasse le eventuali interpretazioni». Obiettivi, quelli della semplificazione e della chiarezza del testo, che il comitato interprofessionale aveva avanzato già nei precedenti documenti. «Si auspica prosegue il testo che il percorso che porterà alla redazione del regolamento di attuazione e del regolamento urbanistico edilizio unico sia realmente condiviso con le categorie in quanto, e qui è d'obbligo essere chiari, la normativa attuale buona negli intenti è diventata fallace soprattutto alla luce del meccanismo che la ha attuata». Ma gli ordini lamentano anche il mancato recepimento del «ripensamento del sistema sanzionatorio e dell'illecito edilizio» e l'assenza di riflessione sul «tema dell'informatizzazione delle procedure». Non solo: «Risulta a nostro avviso non condivisibile, così come declinato, il meccanismo dei bonus volumetrici in deroga finalizzati alla riqualificazione di singoli o insieme di edifici o di aree urbane, che andrebbero rimodulati alla luce di una fattiva pianificazione urbanistico-territoriale in grado di gestire in modo omogeneo e strutturato la tematica e il trasferimento delle volumetrie, cassando il concetto di deroga dagli strumenti urbanistici». Per quanto riguarda i piani, i professionisti ribadiscono le riserve sulla gerarchia tra i tre livelli (Pup, Piano di comunità e Prg), confermando la necessità di affidare al Ptc un ruolo più strategico e al Prg un'impronta più operativa. «Con il nuovo disegno di legge proseguono si perde la valenza strategica dei piani, riducendo la progettualità guidata da visioni di ampio respiro capaci di indirizzare le pianificazioni subordinate. Si predilige la progettualità intesa come somma di piccoli interventi privati autonomi uno dall'altro, così dolorosa per il paesaggio, rinunciando alla possibilità di inserirli in una visione più ampia». E ancora: «Una solida pianificazione strutturale con reale semplificazione dei piani attuativi e lo strumento degli accordi di programma avrebbe evitato un utilizzo così massiccio dello strumento della deroga. Una pianificazione chiara e senza ambiguità non ha bisogno di farne ricorso».