Mentre state leggendo questo giornale, sui sentieri delle Orobie scorrazzano 110 moto. A colpire e preoccupare non è solo l'elevato numero dei centauri. È soprattutto il fatto che la loro presenza sulle montagne intorno alla Presolana sia autorizzata a norma di legge. Quello che si temeva qualche mese fa, quando la Regione Lombardia modificò alcuni articoli della legge 312008, che regolamenta la viabilità sulle strade agro-silvo-pastorali, è puntualmente avvenuto. I Comuni, cui la legge attribuisce maggiore autonomia nell'autorizzare il transito lungo sentieri e mulattiere, hanno dato via libera e i Mondiali di Enduro hanno trasformato le montagne di Bossico, Castione, Cerete, Clusone, Fino del Monte, Onore, Rovetta, Songavazzo e Sovere nella più fragorosa delle arene motociclistiche. Ancora una volta scarpone e motore sono scesi in guerra, ma questa volta a vincere è stato il motore e agli ambientalisti, al Club Alpino e a molti cittadini non resta che elevare vibrate proteste, tapparsi le orecchie o cambiare la meta della loro escursione, dirigendosi verso cime meno rumorose e inquinate. È comprensibile, in tempi di vacche magre, la speranza degli operatori che il Mondiale porti un po' di gente. Ma la domanda vera è: vale la pena svendere l'ambiente per una manciata di euro? Nelle vecchie lotte sindacali si respingeva la «monetarizzazione della salute». Oggi siamo disposti a monetizzare l'ambiente? Ci sono risorse che sono riproducibili, altre invece che, una volta consumate, non si possono rigenerare. Il paesaggio appartiene a queste ultime. Le opere di ripristino sono palliativi. Si valuta troppo superficialmente l'impatto che avranno 4 passaggi ripetuti di 110 moto lanciate a tutta velocità, senza contare i giri di allenamento: pensiamo al degrado del sentiero, alla flora e alla fauna. Non si considera sufficientemente il fatto che quei motociclisti non stanno solo esercitando il diritto di praticare uno sport. Stanno anche danneggiando una ricchezza che appartiene a tutti. Le montagne non possono essere poste sotto una campana di vetro. Costituiscono un patrimonio comune, che deve essere vissuto. Ma questo può avvenire solo valorizzando le attività sostenibili, quelle che non comportino l'alterazione o la distruzione di un bene tanto prezioso. Ci rendiamo conto che ai nostri figli consegneremo un ambiente peggiore di quello che ci hanno affidato i nostri padri? Se le amministrazioni pubbliche danno prova di irresponsabilità e di scarsa lungimiranza, la società civile non può stare a guardare. Ce lo ha ricordato anche il papa: la Terra è la «casa comune». Anche nostra.
Orobie. Lo sfregio dell'ambiente
Il numero di moto che circolano sulle Orobie è aumentato, a causa della presenza autorizzata di motociclisti durante i Mondiali di Enduro. I Comuni hanno dato via libera ai sentieri e mulattiere, trasformando le montagne in arene motociclistiche. Gli ambientalisti e i cittadini protestano contro questo sviluppo, che potrebbe danneggiare il paesaggio e la flora e fauna. La società civile deve intervenire per proteggere l'ambiente e valorizzare le attività sostenibili. Il papa ha ricordato che la Terra è la casa comune e che dobbiamo prendere responsabilità per il futuro dell'ambiente.
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