Da Giorgio Napolitano a Umberto Eco, dal direttore del «Corriere della Sera» Luciano Fontana al Premio Nobel Dario Fo: cento firme illustri, da ieri, per salvare Civita di Bagnoregio, «la città che muore». Nella piazza di un luogo unico, ieri al tramonto, è il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti a leggere uno per uno i «cento nomi illustri» (ma si è già arrivati a 140) che hanno firmato l'ultimo appello per salvare Civita di Bagnoregio e la valle dei Calanchi. Definita dallo scrittore Bonaventura Tecchi «la città che muore», perché ciò non accada hanno sottoscritto il testo l'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il direttore del «Corriere della Sera» Luciano Fontana, Umberto Eco, Dario Fo, Oscar Farinetti, Ilaria Borletti Buitoni, il presidente del Fai Andrea Carandini, Massimo Cacciari, Michelangelo Pistoletto, Dacia Maraini, Paolo Sorrentino; e sono solo alcuni di coloro che, come primi firmatari, chiedono «con forza di sottrarre Civita al suo non-ineluttabile destino». «Il tempo stringe si legge nel testo e si rende sempre più urgente agire, da dicembre a marzo si sono susseguite tre frane e tre smottamenti della roccia che sorregge l'antico Borgo». Lanciato un mese fa, l'appello chiede anche che Civita, con la spettacolare valle dei Calanchi, sia posta sotto tutela Unesco e dichiarata Patrimonio dell'Umanità. Allora vi furono le parole del ministro Dario Franceschini: «Civita di Bagnoregio è di per sé un simbolo, luogo capace di riassumere l'evoluzione civile, culturale e religiosa dell'Occidente»; ieri quelle di Zingaretti: «Amare l'Italia significa difenderla, proteggerla, valorizzarla anche all'estero. Per questo abbiamo lanciato l'appello all'Unesco con tante personalità». E per l'iniziativa, promossa da «Abc Arte, Bellezza, Cultura», già migliaia le adesioni online (www.change.orgpsalviamo-civita-di-bagnoregio).