È nato da poco ed è subito stato disconosciuto da suo padre, il super architetto David Chipperfield, il quale ha notato sul pavimento delle macchie che non reputava attribuibili al proprio patrimonio genetico e creativo. Nondimeno cresce in fretta e fa comunque bella figura, in quanto un museo non è solo «architettura» ma per noi italiani è «contenuto». E le raccolte che il Comune di Milano è oggi in grado di assemblare nel campo dei materiali etnografici sono oggettivamente di grande interesse, sia quelle storiche depositate in passato nel Castello Sforzesco, che quelle suscettibili di essere donate. L'edificio del Mudec (Museo delle Culture) è quello, riordinato, della vecchia fabbrica Ansaldo, in una delle zone cittadine, via Tortona, che hanno vissuto la più accorta delle trasformazioni urbanistiche. E la griffe architettonica di Chipperfield ha ridato all'edificio una energia ulteriore, con vasti spazi che ospitano servizi aggiuntivi e che meritano l'attenzione del curioso. Per ora il Mudec è una sorta di bazar colto dove il visitatore non s'annoia affatto. Potrebbe anche darsi che, in futuro, il Museo possa diventare una macchina culturale in grado di elaborazioni scientifiche e storiche. Intanto, i migliori auguri.