Quadro di Mulier sequestrato in una casa d'aste di Brera: era sparito 70 anni fa in Polonia Una ricerca durata 70 anni. Depredato dai nazisti, è stato trovato in una casa d'aste di Brera un dipinto di Pieter Mulier. Il quadro era conservato nel museo di Breslavia, in Polonia. Venne nascosto nel caveau sotterraneo dell'abbazia di Henrykow, insieme a migliaia d'altre opere, proprio per salvarlo dalla furia tedesca. Tutto vano. Ma adesso tornerà nel museo polacco. L'operazione è stata condotta dalla Finanza. Il caveau dell'abbazia di Henrykow, nel sud della Polonia, non lontano dai confini con la Repubblica Ceca e soprattutto con la Germania, era grande più di un campo di calcio e ospitava un'infinità di opere d'arte. Compresa la collezione del museo di Breslavia al quale apparteneva un quadro di Pieter Mulier, ritrovato ora nel quartiere di Brera, in una casa d'asta. Dopo settant'anni. Il nascondiglio nell'abbazia fu un disperato tentativo di salvare i tesori polacchi dall'invasore tedesco. Mossa inutile. Il «sacco nazista» portò morte e furti. Raccontano i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Roma, autori della bella operazione, che sono ancora mezzo milione i dipinti e le statue della Polonia in giro per il mondo. E la Polonia non ha mai smesso di cercarli. Continuerà. Con insistenza. Anche se ci vorranno secoli. Il valore del quadro, un olio su tela intitolato «Paesaggio marino con pastori e armenti», realizzato da quel Mulier meglio conosciuto come «Cavalier Tempesta», nato in Olanda, vissuto dal 1637 al 1701 e morto, scherzo del caso, proprio qui in città, a detta degli stessi investigatori non ha un prezzo milionario. Ma certamente non è questo che conta. L'essenza vera del dipinto e della sua riscoperta, sta nel valore per l'identità del popolo polacco, per il significato che ogni recupero, lento, difficile e faticoso, assume diventando un atto dovuto che le generazioni si tramandano. Non è un caso che ieri, a Roma, vi sia stata una solenne cerimonia, con la «consegna» del quadro che volerà verso il museo di Breslavia. Erano stati proprio alcuni funzionari dell'Ambasciata polacca a scoprire l'opera di Mulier, lo scorso marzo. La casa d'asta è una delle più note di Brera. I finanzieri (che tacciono sul suo nome) giurano che non abbia responsabilità in questa vicenda, il titolare era ignaro delle origini e del percorso del quadro. E innocente sarebbe anche lo svizzero che aveva consegnato il dipinto alla casa d'asta affinché venisse «battuto». Del resto, dopo le razzie germaniche, il quadro aveva cominciato a vagare. Prima i salotti della borghesia tedesca e poi (negli anni Novanta) l'ingresso in Svizzera con l'acquisto da parte di un ricchissimo imprenditore, che a sua volta aveva venduto l'opera passata per svariate mani e abitazioni. Fino all'individuazione. I funzionari polacchi si sono avvalsi della collaborazione d'uno storico dell'arte per confermare i loro sospetti. Nonostante la firma di Mulier sia ormai indecifrabile, lo storico ha detto che sì, è proprio uno dei quadri che state cercando. È stata avvisata la Guardia di finanza, che ha attivato i controlli del caso, mentre dalla Polonia arrivavano altri funzionari ed esperti per ulteriori verifiche e certezze. Sono stati esaminati gli elenchi sterminati delle opere d'arte depredate, si sono cercate corrispondenze ed è scattato il sequestro. Naturalmente la destinazione del dipinto, al termine della «gara» nella casa d'asta, sarebbe stata il ritorno nel mercato clandestino e chissà se mai, quando e dove il quadro sarebbe rispuntato, chissà se sarebbe rimasto in Italia o sarebbe tornato magari in Germania. Invece, eccolo, e anche in discrete condizioni. Enorme, nel corso della cerimonia, è stata la gioia dei polacchi, che a qualcheduno che ignora la storia potrebbe essere apparsa perfino esagerata. Ma c'era emozione negli stessi finanzieri, peraltro abituati e specializzati, assieme ai carabinieri, nelle particolarissime indagini indietro nel tempo. Il caveau sotterraneo dell'abbazia di Henrykow era diviso in numerose stanze che ospitavano scatoloni uno sopra l'altro. Oltre alla collezione del museo di Breslavia, c'erano le principali opere d'arte di tutta la Slesia catalogate in faldoni, con un ordine maniacale, struggente e vano.