IL PATTO UOMO-NATURA DEL TRENTINO UN ESEMPIO MONDIALE DI VALORIZZAZIONE Lo scorso 10 giugno a Parigi venti nuove zone del mondo hanno ricevuto il riconoscimento «Riserva della Biosfera dell'Unesco» nell'ambito del programma «Man and Biosphere» (MaB) dell'associazione internazionale, entrando così a far parte del World Network of Biosphere Reserves, che adesso conta 651 siti in 120 Paesi diversi. È nata così, dopo un percorso avviato all'inizio del 2013 dalla Provincia autonoma di Trento e dal ministero dell'Ambiente, la «Biosfera delle Alpi Ledrensi e Judicaria», un territorio di circa 47 mila ettari e lungo meno di 30 chilometri situato tra il nord del Lago di Garda e la Cima Tosa, la più alta delle Dolomiti di Brenta, che presenta caratteristiche del tutto uniche. «È in questa zona che si incontrano tre ambienti caratterizzati da un'orografia complessa e molto diversi tra loro per morfologia, clima e vegetazione: a Ovest, l'area glaciale dei monti Adamello e Presanella, con formazioni rocciose granitico-cristalline, scure, tipicamente occidentali; a Est, la roccia calcarea delle Dolomiti di Brenta, più chiara; a Sud, i territori più dolci che portano fino al Lago di Garda spiega Annibale Salsa, già accademico a Genova, oggi tra i massimi esperti di Alpi italiane e membro del Comitato Scientifico della Fondazione Dolomiti-Unesco nonché, dal 2004 al 2010, presidente generale del Club alpino italiano (Cai) . In questa parte di Trentino, nel giro di qualche decina di chilometri, si possono osservare mondi opposti: si passa dal clima estremamente umido e piovoso della Val Rendena a quello secco di Arco, apprezzato nell'800 per la cura delle malattie polmonari, fino a quello prettamente rivierasco e mediterraneo del Garda caratterizzato dalla macchia e dalla coltivazione dell'olivo e della vite». Tutte caratteristiche che, nei territori più circoscritti della nuova Riserva, hanno dato vita a un unicum paragonabile, in ambito alpino, solo ai territori delle Alpi Marittime e Provenzali. Vi si trovano ben 1.600 specie botaniche (di cui 33 esclusivamente locali), passando dalla flora glaciale alla macchia mediterranea, dall'ambiente alpino intatto a quello plasmato dall'uomo e noto per i suoi vitigni di pregio e la sua produzione olivicola non lontana da quella della Liguria di Ponente. La fauna selvatica è imponente, con 10 mila cervi, 27 mila camosci e 30 mila caprioli, oltre alle rare aquile reali (se ne contano oggi 60 coppie), alle pernici bianche, ai galli cedroni e ai francolini di monte, e poi anfibi e rettili in quantità. Questo è anche il territorio dove convivono (e l'evento non è così comune) i tre grandi carnivori delle Alpi: la lince, il lupo e l'orso. Tutto sommato una scommessa vinta sul piano della convivenza uomo-fauna selvatica, tenendo presente che in Trentino, territorio sottoposto per il 30 a forme di tutela, vivono e lavorano 530 mila persone. Forse l'unica criticità riguarda proprio l'orso, che prima degli anni Duemila ha rischiato di scomparire dagli unici territori alpini dove non si era mai estinto. La politica di «rinsanguamento» ha però dato risultati superiori alle aspettative e oggi l'orso (circa 60 esemplari) è una presenza in crescita esponenziale (da qui è arrivato in Svizzera e Valcamonica) e da molti ritenuta pericolosa: l'attacco diretto a un podista una settimana fa vicino a Trento, poi, non ha fatto che soffiare sul fuoco delle polemiche. Una simile biodiversità si è comunque sposata alla perfezione con l'inclinazione locale al lavoro duro e ben fatto, che da questo territorio ha cercato di tirar fuori il meglio, dall'agricoltura fino all'allevamento: dell'olio e del vino si è detto, ma come dimenticare eccellenze come i marroni di Pranzo, le noci del Bléggio, le patate «montagnine», gli ortaggi, le mele, l'ottima polenta fatta con il mais di Storo, la carne salàda di Tenno, formaggi come la spressa delle Giudicarie Dop o la ciuìga del Banale, un tipico insaccato di carne e rape, presidio Slow Food. E ovviamente, in un territorio così mosso e meno uniforme del Trentino orientale, disseminato di boschi e laghi come di castelli, chiese e palazzi (con il comprensorio sciistico di Madonna di Campiglio a un passo), l'industria del turismo è in prima fila. «L'italiano non è mai stato molto attento a un'offerta troppo raffinata dice Salsa . Ma le cose stanno cambiando, si sta finalmente passando da un turismo banale se non volgare a uno più critico ed esigente. E in fondo il turismo "balneare" dell'alto Garda e quello più meditativo della montagna sono anche loro due facce della stessa medaglia».
La civiltà del territorio
Il Trentino ha ricevuto il riconoscimento di una nuova Riserva della Biosfera dell'Unesco, la Biosfera delle Alpi Ledrensi e Judicaria, che copre un territorio di circa 47 mila ettari. Questa riserva presenta caratteristiche uniche, con tre ambienti diversi: glaciale, dolomitico e mediterraneo. La riserva è ricca di biodiversità, con 1.600 specie botaniche e una fauna selvatica imponente, compresa la lince, il lupo e l'orso. Il territorio è anche noto per la sua produzione di vino e olio, e per la sua cucina locale, che include piatti come i marroni di Pranzo e la ciuìga del Banale.
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