L'ultimo appello porta la firma dell'archeologa Raffaella Cassano, presidente della sezione barese di Italia Nostra: salvate la Pinacoteca Giaquinto e la Biblioteca De Gemmis, due istituzioni culturali importanti per la coscienza e l'identità del capoluogo e dell'intera regione. Il pericolo viene dal trasferimento di questi beni dalla abolita Provincia alla neo-istituita Città metropolitana di Bari, un ente le cui prerogative, competenze e dotazioni di bilancio sono ancora tutte da definire; l'unica cosa certa sono i tagli (ad esempio, la messa in mobilità del 30 del personale al momento del passaggio da un ente all'altro), a cui si aggiunge lo stato di paralisi amministrativa indotta dalla mancata attribuzione alla Città metropolitana della delega a gestire beni e attività culturali. Con il risultato che nel bilancio del nuovo ente il capitolo cultura è del tutto assente. La gravità della situazione viene anche dalla quantità di beni «sensibili» esposti all'incertezza amministrativa. Per restare alla ex Provincia di Bari, chi gestirà la fase finale dei lavori di ristrutturazione e, infine, la tanto sospirata inaugurazione di altri due pezzi importanti del suo patrimonio culturale? Ci riferiamo all'Auditorium Nino Rota e al nuovo Museo archeologico di Santa Scolastica, solo parzialmente riaperto. Infine, altro caso spinoso, quello dell'ex Orchestra sinfonica della Provincia di Bari, ribattezzata pomposamente Orchestra metropolitana; al di là della suggestione indotta dal nome, la mossa non ha dato finora alcuna certezza sul futuro ai musicisti (una trentina dei quali assunti a tempo indeterminato). E se il futuro dell'Orchestra di Bari appare incerto e oscuro, già segnato è, al contrario, quello della sua «cugina» salentina, l'Orchestra sinfonica Tito Schipa, che dipendeva dalla Provincia di Lecce: i musicisti sono senza stipendio da gennaio, e saranno licenziati dal 6 luglio. Il quadro di nefande certezze, in questo caso, è dato dalla mancanza di un «erede» dell'ente provinciale. Ci limitiamo a citare solo i casi più eclatanti di un «terremoto» istituzionale che ha fatto morti e feriti in tutte le (ex) province. Che di cultura si mangi o meno, qui è in pericolo il patrimonio culturale dell'intera Puglia. La questione chiama in causa innanzitutto il neo-eletto presidente della Regione, Michele Emiliano, ma anche il sindaco di Bari (cittadino e metropolitano), Antonio Decaro. A loro spetta cercare la soluzione a un'emergenza che corre il rischio di trasformarsi in una strage. Di cui pagheranno le conseguenze non solo i lavoratori oggi a rischio, ma tutti i cittadini, a cominciare dai tanti giovani studenti di università e conservatori.