Due orchestre sinfoniche, 5 musei, 4 biblioteche, una pinacoteca, un auditorium, un istituto musicale parificato, 4 società partecipate. È il patrimonio umano e culturale gestito dalle Province. Dopo la cancellazione degli enti non si sa ancora chi e con quali fondi garantirà il loro futuro, mentre all'orizzonte già appare lo spettro dei licenziamenti e delle chiusure. Particolarmente complicata la situazione nella Città metropolitana di Bari. Decine di professori d'orchestra, centinaia di dipinti, migliaia di preziose testimonianze del passato più remoto e migliaia di libri, giornali, riviste. Un patrimonio umano e culturale che vaga in un limbo senza fine, intrappolato in un tunnel senza uscita, in un magma di leggi e riforme che, anziché fornire risposte ha creato una situazione di confusione difficilmente districabile. È il patrimonio delle Province, che dopo la cancellazione degli enti intermedi sembra essere stato consegnato alla più totale incertezza economica e gestionale. In Puglia, quello che si rischia di perdere, o di vedere drammaticamente ridimensionato sono due orchestre sinfoniche, 5 musei, 4 biblioteche, una pinacoteca, un auditorium e un istituto musicale parificato. Per non parlare del destino - che sembra già segnato - di 4 società partecipate al 100 e 3 con quote minori e dei rispettivi dipendenti, centinaia di lavoratori. La situazione più ingarbugliata è quella di Bari, dove la Provincia ha ceduto il passo alla Città metropolitana. Quest'ultima ne ha ereditato ruolo, sedi e molto altro, ma non la competenza nel settore dalla cultura. E, dunque, nemmeno i fondi da destinare a questo capitolo di spesa, che in tempo di crisi diventa l'agnello sacrificale. Proprio su questo è intervenuta nei giorni scorsi la sezione barese di Italia Nostra. «Come continueranno a funzionare la Pinacoteca e la biblioteca "De Gemmis" senza la delega alla cultura dalla Regione alla Città metropolitana che ne assicuri una congrua e specifica disponibilità finanziaria? chiede la presidente Raffaella Cassano a ministro, governatore e sindaco . Come potranno proseguire nella loro fondamentale e insostituibile attività di motore di conoscenza?». La stessa domanda vale per realtà certo più piccole e meno prestigiose, ma non per questo meno importanti per il territorio di riferimento. A cominciare dai musei, come il «Sigismondo Castromediano» di Lecce, il più antico di Puglia (anno di fondazione 1868), ricco di antichissimi reperti provenienti da tutto il Salento. Di poco più giovane il museo archeologico «Francesco Ribezzo» di Brindisi, istituito nel 1884, aperto grazie alle donazioni di alcuni collezionisti locali e al materiale rinvenuto negli scavi cittadini e adesso ricco di ben sei sezioni. A Foggia traballano il Museo Provinciale del Territorio, che custodisce testimonianze dal neolitico al secolo scorso, e il Museo Provinciale di Storia Naturale, con le sue collezioni faunistica e malacologica e i reperti geo-mineralogici e paleontologici. È ancora soltanto un progetto, invece, il Museo di Santa Scolastica a Bari vecchia, che valorizzerà le straordinarie collezioni della Provincia e i reperti mai visti che lo Stato ha scavato dal 1957 in poi. Dai primi passi nel 2012, di rinvio in rinvio si parla ora di inaugurazione all'inizio del prossimo anno. Non meno doloroso il sacrificio che potrebbe essere chiesto alle biblioteche, dalla più antica, quella di Foggia, nata come biblioteca comunale nel 1833, alla «Bernardini» di Lecce (1863) ospitata nell'ex convitto «Palmieri», da quella di Brindisi fondata nel 1933 alla «De Gemmis» di Bari del 1960. Un inestimabile patrimonio di volumi, libri antichi, testate, manoscritti, carteggi, fotografie, manifesti e molto altro. E ancora la pinacoteca «Corrado Giaquinto» di Bari, nata ufficialmente il 12 luglio 1928, che custodisce una sezione medievale, dipinti veneti, pugliesi, napoletani o di scuola napoletana, una raccolta di pittura dell'Ottocento, un nucleo di ceramiche, un fondo fotografico e cinquanta prestigiosi dipinti italiani del secondo Ottocento. Anche alla musica potrebbe essere chiesto un tributo pesante. Mancano i fondi per l'ultima tranche di lavori per la realizzazione dell'«Auditorium Nino Rota» di Bari (400 mila euro da fondi ministeriali), e mancheranno certamente i fondi per tenere in vita lo storico istituto musicale «Paisiello» di Taranto, fondato nel 1927 e parificato ai conservatori di musica di Stato dopo un lungo iter nel 1960. Non fa certo meno male l'incertezza sul futuro delle due orchestre sinfoniche, quella della Città metropolitana di Bari e la «Tito Schipa» di Lecce, 31 professori la prima, 37 a tempo indeterminato e 17 a tempo determinato la seconda. Questi ultimi non vengono pagati da gennaio e dal 6 di luglio potrebbero scattare i licenziamenti. Continuano a esibirsi i musicisti dell'orchestra barese, ma l'ombra della chiusura comincia ad allungarsi anche su di loro.