"Finora abbiamo individuato oltre 120 tombe e recuperato 140 resti di defunti deposti in fosse e conservati in urne cinerarie di terracotta. Ma ci saranno almeno duemila sepolture". La previsione azzardata nel marzo 1998 da Stefano Musco, ispettore della Soprintendenza archeologica per il Lazio, esatta. Alla fine delle indagini, nel 2003, oltre 2.200 gli individui recuperati "nella più grande necropoli imperiale nota a Roma", presso il viadotto della Serenissima, nello spazio inedificato lambito dall'A24. Non solo tombe, dalle indagini preliminari alla realizzazione del Tav. Strutture e infrastrutture databili dall'età medio repubblicana a quella tardo imperiale. Canali e fosse di coltivazione, due invasi stradali e alcuni ambienti porticati. Ancora, un tratto basolato dell'antica via Collatina. Catalogata e smontata per consentire l'ultimazione dei lavori. In attesa della sua "ricostituzione". Un frammento di Paesaggio antico svelato. Da conservare, valorizzandolo. "L'area dovrà essere vincolata per diventare un parco archeologico in questo suburbio miracolosamente scampato all'urbanizzazione selvaggia partita negli Anni 60", affermavano nel 1998 Anna Buccellato e Paola Di Manzano, ispettrici della Soprintendenza. Il sito avrebbe dovuto costituire parte del Parco archeologico tiburtino-collatino. Annunciato più volte, ma mai realizzato. Così pian piano i teli posti a protezione dei resti antichi si sono lacerati, la vegetazione spontanea ha ricoperto quasi ogni cosa. Nel cantiere fino a pochi mesi fa in abbandono, tra elettrodomestici e televisori, ci sono distese di bottiglie. Qua e là cumuli di materiali edilizi di risulta. Nei punti più nascosti si sono insediate alcune famiglie rom. "Abbiamo ottenuto dal Tav l'impegno a compensare il suo intervento realizzando sul posto un museo dove trasferire i reperti più importanti". Stefania Broccatelli dell'associazione ambientalista "Radici" si è battuta a lungo perché quelle scoperte divenissero patrimonio comune. Non se ne è fatto nulla, finora. Nel Bilancio 2015, approvato dal Comune, sono stati dedicati 6,3 milioni di euro alla realizzazione del parco. Trovati i soldi, serve un progetto. Che sia la volta buona?
Patrimonio all'italiana. Una necropoli in cerca d'autore
Nel 1998, Stefano Musco, ispettore della Soprintendenza archeologica per il Lazio, previde che ci sarebbero almeno duemila sepolture presso il viadotto della Serenissima a Roma. Nel 2003, furono trovate oltre 2.200 resti di defunti deposti in fosse e conservati in urne cinerarie di terracotta. Le indagini rivelarono strutture e infrastrutture databili dall'età medio repubblicana a quella tardo imperiale, tra cui canali, fosse di coltivazione e ambienti porticati. L'area fu catalogata e smontata per consentire l'ultimazione dei lavori, ma non è stata vincolata per diventare un parco archeologico.
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