Martedì al Pernilla (bar all'aperto dei Giardini Ducali), si parla di lavoro alle 20.45 nell'ambito del nuovo incontro della "Manifattura delle idee", laboratorio del centrosinistra: tra gli ospiti, il prof. Stefano Tosi (Scienze delle Finanze - Università di Bologna, e membro CAPP, Centro Analisi Politiche Pubbliche), il presidente di Wikimedia Italia Andrea Zanni, Milena Chiodi (Centro per l'impiego) e Fabrizio Sigillo, studente lavoratore. Coordina Tommaso Fasano, responsabile iniziative Manifattura, e conclude il Sindaco Gian Carlo Muzzarelli. Saranno presenti rappresentanti dei sindacati e delle associazioni imprenditoriali. La discussione partirà da una recentissima indagine curata da Demos sul rapporto tra gli italiani e il posto di lavoro.«Chiediamo di poter riaprire il museo del Risorgimento nel suo luogo originario, al piano terra di Palazzo dei Musei. Sono 25 anni che quel museo è chiuso e una intera generazione di modenesi, soprattutto gli alunni delle scuole, rischia di perdere memoria di pezzi importanti della propria storia». Il professor Giorgio Montecchi, presidente riconfermato della sezione locale dell'Istituto nazionale del Risorgimento, riapre la polemica relativa al museo del Risorgimento chiuso e dimenticato da tempo. Al suo posto ora ci sono gli uffici del Festival Filosofia. «Chiediamo la riapertura in quella sede - continua Montecchi - per principio visto che noi intendiamo il Risorgimento dal 1796 alla seconda guerra mondiale: vediamo questo periodo storico come quello che ha portato alla Carta costituzionale d'Italia. E tutto ciò va spiegato bene alle scuole. Tempo fa abbiamo incontrato il sindaco Muzzarelli che ci ha detto che entro la fine del prossimo anno scolastico ci sarebbero state due sale a nostra disposizione ai Musei civici per i preziosi materiali del museo del Risorgimento. Come si fa la storia antica grazie al Lapidario occorre raccontare anche le vicende moderne di quei 150 anni così importanti per l'Italia». Già durante la precedente amministrazione si era deciso di esporre qualche oggetto ai Civici, come poi in parte avvenuto. Da non dimenticare che del patrimonio fanno parte oggetti rilevanti storicamente: foto e documenti relativi al periodo napoleonico, a Ciro Menotti (c'è anche la camicia sporca del suo sangue), ai moti e alle guerre di indipendenza. Ma è una moderna prassi modenese quella di cancellare i musei: è accaduto con il Risorgimento, fondato nel 1893, con il museo del combattente e della Grande Guerra, con il fotomuseo Panini per restare ai casi recenti. Montecchi vede poi altri problemi: «Positivo è che sia in corso di restauro la Casa di Muratori, dove presso la Deputazione di storia patria c'è anche la nostra sede ora spostata temporaneamente in via Ganaceto 40. Ma ci sono problemi di spazi, ad esempio, per l'ampia biblioteca della Deputazione storica e anche per la nostra, oggi disposte in una sede di via Cavazza. E anche il museo del combattente, da troppo tempo chiuso in casse impolverate dovrebbe trovare una sede in fretta". Stefano Luppi