NELL'ULTIMO secolo nessuno si era cimentato nell'impresa: percorrere a piedi i 611 chilometri della più grande via d'Europa, la via Appia. Dopo 28 giorni la squadra di camminatori devoti alla mobilità lenta, capitanata da Paolo Rumiz, è arrivata a Brindisi. E pazienza se l'approdo in terra messapica li ha accolti tostati dal sole da un lato soltanto, quello destro, è quel che tocca a chi cammina verso Oriente. Obiettivo del viaggio: «Dimostrare che c'è di meglio della Via di Santiago e della Via Francigena, si può fare a piedi la prima grande via d'Europa ». Parola di Paolo Rumiz. Che assicura: «È stato un grande viaggio dal punto di vista umano ». L'idea del giornalista, viaggiatore al quale mancava «una grande avventura a piedi», è stata accolta senza esitazioni da altri tre viandanti. L'uomo con la telecamera Alessandro Scillitani, il regista che ha filmato tutto il viaggio, originario del Foggiano; il navigatore che ha studiato millimetricamente il tragitto, Riccardo Carnovalini, e Irene Zambon, specialista del problem solving. Chiaro il senso dell'andare, ancora più chiaro il tragitto: «Abbiamo fatto un lavoro cartografico incrociando dati archeologici, satellitari e della cartografia militare. Parlando con esperti abbiamo tirato fuori un percorso in cui l'antico selciato romano si alternava a campi di grano all'asfalto di periferie industriali, un percorso assolutamente discontinuo ». Malgrado la precisione scientifica dello studio a monte non sono mancati gli imprevisti, compreso il guado del fiume Calore nel Beneventabo: «Sapevamo che c'era un ponte romano rotto», ma non che lo avrebbero attraversato nell'acqua fino alla cintola. Bagno in mare tutti vestiti all'arrivo con un compagno di festa imprevisto anche quello: Vinicio Capossela.