Mantova penalizzata dal piano previsto dal ministero dei Beni Culturali. Già ora l'organico a malapena riesce a coprire le necessità: c'è il rischio di dover chiudere una parte dei percorsi di visita MANTOVA. Tredici custodi in meno, quando già ora, con uno dei tre percorsi museali ancora da aprire, l'organico è insufficiente a coprire tutte le necessità: è questa la proposta di ridefinizione degli organici di Palazzo Ducale di Mantova contenuta nella bozza presentata ai sindacati dal professore Alessandro Benzia, consigliere del ministro per i Beni culturali Dario Franceschini. Chi pensava che l'ingresso di Palazzo Ducale tra i 20 complessi museali di rilevanza nazionale, dopo l'iniziale esclusione, portasse a un potenziamento della struttura, dovrà forse ricredersi, anche perché, oltre ai custodi, sembra di capire che il personale amministrativo (dagli impiegati agli storici dell'arte) non verrà di certo potenziato. Al contrario, le previsioni parlano di 22 unità complessive, contro le attuali 32 (anche se attualmente c'è una competenza sul resto del territorio). Il ministro risponde alla Gazzetta: sto studiando come fare. Riaperta la Camera degli Sposi: la prima ad entrare una turista inglese arrivata appositamente da Londra. Boom di visite e prenotazioni, già a quota 1.800. I vostri commenti via TWITTER con hashtag camerasposi Così, proprio mentre la Reggia sta attirando sempre più visitatori, grazie anche ai lavori di consolidamento post terremoto e alla riapertura della Camera degli sposi, da Roma si prevede un taglio di organico su una coperta già molto corta, al punto da costringere spesso, alla domenica, alla riduzione dei percorsi di visita per carenza di personale di sorveglianza. E se questo accade ora, con il museo di Corte Nuova ancora chiuso, ci vuole poco per immaginare come il direttore che verrà nominato presto per Palazzo Ducale non avrà certo vita facile, e ancor meno l'avranno i turisti che vorranno visitare al meglio i capolavori della Reggia. L'inserimento del Ducale tra i "magnifici venti" aveva illuso un po' tutti. Invece, Mantova sembra restare figlia di un dio minore. Basta confrontare i numeri del Ducale con quelli previsti per l'altro complesso museale lombardo, la Pinacoteca di Brera di Milano: con una superficie di visita che copre meno di un sesto di quella mantovana, sono previsti 120 custodi, mentre per il Ducale se ne immaginano 65, contro gli attuali 78. Diverso peso politico? Forse. E non si capisce il motivo per cui si debba penalizzare la struttura museale mantovana, che, rispetto a Brera, deve già scontare un isolamento infrastrutturale ma che, nonostante ciò, è visitata annualmente da 220mila persone, con forti possibilità di incremento, dimostrate già in questi mesi, da quando proprio Franceschini venne a Mantova per riaprire definitivamente la Camera Picta. Per di più, il Ducale si è aperto alla città, come è avvenuto, ad esempio, in occasione del festival della musica da camera "Trame sonore a Palazzo". Con gli enormi spazi a disposizione, potrebbe diventare sempre di più una risorsa per Mantova e un modello da seguire per il turismo e le attività culturali. Non è certo riducendo drasticamente gli organici che si può sostenere una rinascita che è si sta manifestando, ma che è solo agli inizi. E se 78 custodi possono sembrare tanti, non scordiamo che fino a pochi anni fa erano un centinaio. Ora, tra gli attuali 78, sono una decina coloro che hanno un contratto part time. Non manca, poi, chi usufruisce della legge 104 per assistere familiari, riducendo ulteriormente il numero di ore lavorative. A questo punto, il personale va spalmato su tre turni, con quelli mattutini e pomeridiani più impegnativi in quanto ricadenti in orario di visita (il museo resta aperto 11 ore, dalle 8.15 alle 19.15, con chiusura al lunedì), mentre il turno di notte è dedicato alla sorveglianza. Già ora, spesso il personale non basta.