Si riunirà il 31 marzo la Commissione scientifica mista ministero-Comune che avrà il compito di rivedere la sistemazione di piazza Augusto Imperatore, ma soprattutto valutare il rapporto tra il nuovo contenitore dell'Ara Pacis e l'assetto urbanistico circostante. «I commissari - ha dichiarato ieri Urbani -avranno il delicato compito di attuare l'accordo siglato a suo tempo fra il ministero e il Comune di Roma, dove si conviene sulla necessità di alcune varianti sul progetto per la valorizzazione dell'area pedonale che tengano conto del contesto monumentale circostante». Interessante il testo dell'accordo bilaterale. «La vicenda Ara Pacis- scrivevano i soprintendenti statale e comunale, Roberto Di Paola e Eugenio La Rocca l'8 agosto 2002 - ha suscitato discussioni, consensi, critiche, polemiche ma certamente ha avuto il pregio di aprire una discussione culturale sul significato, sul valore, sul ruolo di un intervento urbano di grande consistenza che, nel ventennio, ha conferito un aspetto completamente nuovo all'area di Piazza Augusto Imperatore... ». Un punto molto controverso riguarda il rapporto tra le chiese esistenti e il nuovo contenitore progettato da Meier. «Fermo restando - è il testo dell'accordo - infatti il parere favorevole espresso dalla Soprintendenza con la nota B8771 del 2.6.98, si evidenzia tuttavia che, nella stessa nota, si esprimevano perplessità per la presenza di volumi e di un elemento verticale di cospicue dimensioni, previsto appunto nell'area antistante le due chiese. Presa visione del sito, ora reso libero dalla demolizione delle vecchie strutture, è apparsa evidente la necessità di tenere libera la fruibilità visuale delle due chiese e le prospettive panoramiche che da esse possono godersi, eliminando conseguentemente il sopraccitato elemento verticale ed i volumi collegati con la gradinata di accesso che verrebbero a trovarsi direttamente di fronte ai rispettivi sagrati. Tale modifica migliorativa potrà opportunamente essere completata concordando con il progettista la eliminazione del residuo di quinta muraria, già in massima parte rimossa su precedente richiesta della Soprintendenza, in relazione proprio alla necessità di libera fruizione, quanto a vedute e visuali, dello spazio antistante le due chiese che deve mantenere la tipologia del tradizionale sagrato». Non solo. Come già accennava nei giorni scorsi il soprintendente statale per i Beni architettonici, Roberto Di Paola, alcuni dettagli del progetto non convincono gli esperti. La vetrata della discordia, ad esempio. Ce l'hanno, Veltroni e Urbani, con «il diretto attacco della superficie vetrata con il muro iscritto con le res gestae, che in una logica corretta di restauro, considerata la storicizzazione di detto elemento architettonico, deve trovare una cesura di distacco. .Del pari si dovrebbe verificare con il progettista l'equilibratura degli sporti della copertura che, così come configurata, appare eccessivamente pronunciata sul panorama urbano oltretutto a ragione della quota assai elevata conseguita nell'insieme della piazza storica».