SU LARGO Richini, in un'aula si apre un sepolcro. È un antro scavato nella roccia, databile al V secolo a.C., decorato di edere, delfini guizzanti, pugili, corse di bighe. Al centro un catafalco, attorno una festa piena di uomini e donne, spettri allegri di un antico banchetto. È una copia a grandezza naturale della cosiddetta 'Tomba del letto funebre', tesoro lasciato dalla civiltà etrusca, appassionata di libagioni anche nell'al di là, rinvenuto a Tarquinia nel 1873 e oggi conservato al Museo Nazionale di Villa Giulia. L'installazione, curata da Giovanna Bagnasco Gianni, si intitola EtruscansExpo ed è stata realizzata grazie a una collaborazione tra i dipartimenti di Etruscologia, Psicologia Ambientale, Informatica e Mediazione Linguistica. Oltre alla riproduzione in alta definizione della fastosa sepoltura (di fronte a cui è possibile indossare dei Google Glass per informazioni aggiuntive) su alcuni schermi multimediali (e olografici) si possono esplorare altri siti archeologici. L'idea degli Etruschi in Statale non è peregrina. È sin dal 1982, grazie al lavoro di Giulia Bonghi Jovino, che l'ateneo milanese vanta in merito una certa autorevolezza.