Napoli. Ventimila visitatori in più nei primi 11 giorni di giugno rispetto al 2014. Un record. Un incremento di quasi duemila turisti al giorno. Pompei resta il primo sito archeologico d'Italia avendo scalzato, nelle ultime settimane, perfino il Colosseo. Merito di una programmazione che, grazie anche alla nuova soprintendenza, sta donando altre domus aperte, meno crolli e qualche custode in più. Ma anche iniziative affascinanti come la mostra «Strappati alla morte» sui calchi dei corpi di venti pompeiani sorpresi dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Una esposizione, nella piramide dell'architetto Venezia poggiata sopra l'Anfiteatro, che sta richiamando turisti da tutto il mondo. Nei primi 5 giorni di apertura, dal 26 al 31 maggio, i visitatori sono stati 72 mila, quasi quindicimila in più rispetto all'anno precedente. Con un 24,80 per cento di incremento. Ed è anche per questa ragione che il ministero dei Beni culturali punta molto su Pompei come esempio di tutela e sviluppo. Così negli Scavi, martedì prossimo si presenta il libro «Un capolavoro chiamato Italia». Racconto a più voci di un patrimonio da tutelare, proteggere e valorizzare, pubblicato dalla Fondazione Enzo Hruby. Con la prefazione del ministro Franceschini e le testimonianze di oltre trenta dei più autorevoli esponenti del panorama culturale italiano. A Pompei è dedicata una parte importante del volume. La sfida per il rilancio degli Scavi è raccontata dal generale Giovanni Nistri, direttore generale del Grande progetto, e dal soprintendente Massimo Osanna. Una storia fatta di alterne vicende, dagli episodi di degrado fino allo sforzo che si sta compiendo, grazie ai 105 milioni stanziati dall'Unione europea, per restaurare il sito. Un progetto che, come sottolineano Nistri e Osanna, è «destinato a dare una nuova immagine a Pompei che muove da istanze scientifiche e di conservazione per poi volgersi al grande pubblico, con un piano di fruizione e comunicazione adeguato alle esigenze contemporanee».