Chiusa per tutto il Novecento, usata solo per le nozze della Cinquetti Non vederla è impossibile: da oltre dieci secoli domina l'ansa dell'Adige, sopra il Teatro Romano. Eppure le sue porte sono chiuse da decenni: una delle ultime cerimonie celebrate è stato il matrimonio tra Gigliola Cinquetti e Luciano Teodori. Anche allora, fu un'eccezione: dal dopoguerra la chiesa dei Santi Siro e Libera è praticamente off-limits. Lo testimonia anche un'iscrizione, vicino ad uno stipite, datata 1948: «Iddio voglia riaprire queste porte al popolo». Lunedì, la chiesa dei Santi Siro e Libera riaprirà al pubblico: e sarà accessibile per tutta l'estate, fino a settembre, dal martedì alla domenica (con l'eccezione dell'inaugurazione che cade, per l'appunto, il primo giorno della settimana). Lo farà con un progetto culturale tutto nuovo, pensato principalmente per i turisti: un pranzo - spettacolo che si terrà ogni giorno a partire dalle 12, pensato da Roberta Balloni e Polo Mastella: Opera Time. Un'esibizione di musica lirica, con le soprano Maya Daschuk e Giulia Poletti, Lisa Agnelli al violino e Michael Romio al piano, con arie selezionate dal «Capuleti e Montecchi» di Vincenzo Bellini, dal «Barbiere di Siviglia» di Rossini e da «Un ballo in maschera» di Verdi. Non mancherà, sempre del maestro di Busseto, il grande classico «Va Pensiero». Completamente inedita, una vocalizzazione di «La leggenda di San Siro», testo anonimo dedicato al primo vescovo di Pavia, a cui la chiesa è titolata. Seguirà un approfondimento storico sulla zona del Teatro Romano e un buffet di prodotti tipici veronesi a cura de «La Bottega della Renga». Il «biglietto d'ingresso» sarà di 35 euro. Soldi che, spiegano gli organizzatori, verranno utilizzati per i lavori di risistemazione dell'edificio. «C'è moltissimo da fare - spiega don Martino Signoretto, biblista della diocesi che organizzando il pellegrinaggio «Verona Minor Hierusalem» ha riaperto per la prima volta la chiesa, pur se per una sola giornata - anche perché l'edificio consta di diverse stanze, alcune delle quali in totale abbandono». Ripulita, invece, la chiesa vera e propria: navata e abside da cui spunta, in una seconda stanza un coro ligneo a cinque sedute, rarissimo. Che nei secoli trascorsi quella dei santi Siro e Libera fosse una chiesa importante lo testimonia anche un raro sigillo per le indulgenze impresso su una parete: ce ne sono pochissimi in Italia. Senza contare che, secondo la tradizione, la prima messa «veronese» fu celebrata proprio lì, dal santo in persona.