Anna Montefalcone Docente universitaria L'intervento di Maddalena Tulanti offre un'occasione utile per chiarire che la Cultura deve essere sempre più considerata Bene Comune e pertanto risorsa che riguarda sia le Istituzioni Pubbliche che quelle Private. Ed è importante che il segnale venga a partire da uno dei luoghi più autorevoli (la Fondazione di Melpignano) in cui si sono sperimentate pratiche e progetti che hanno tenuto insieme la valorizzazione delle esperienze culturali e del patrimonio etnografico con la tutela del territorio. Le prime parole strategiche sono dunque comunità e visione internazionale. Nel corso dei decenni precedenti e molto prima dell'esperienza dell'Amministrazione di centro-sinistra, nella nostra Regione si sono affermati esempi di Comuni e di Aree che, grazie all'intelligenza e lungimiranza di operatori culturali e di amministratori locali, hanno prodotto esperienze a carattere e valore internazionale (dal festival della Taranta e dei teatri Koreja e Astragali nel Salento, al Festival di musica Pietre che cantano e alle altre esperienze della Valle d'Itria, fino al festival Time Zones, al teatro Kismet e al Granteatrino di Bari). La riapertura nel 2009 del Teatro Petruzzelli da parte dell'Amministrazione di Bari città capoluogo, ha rappresentato uno degli avvenimenti culturali più significativi per la città e per la regione, e ha riportato il Teatro a essere un punto di riferimento nel panorama culturale nazionale e internazionale. Fanno ben sperare le dichiarazioni del Sovrintendente della Fondazione Lirico Sinfonica Massimo Biscardi, rese durante la presentazione della Programmazione 2015, a proposito della necessità di predisporre politiche per il rilancio del teatro Petruzzelli e della sua prestigiosa tradizione sul piano della proposta culturale, del risanamento finanziario e dell'assetto organizzativo, grazie anche all'auspicabile intervento di finanziatori privati, così come ha recentemente ribadito il neopresidente Gianrico Carofiglio. Ha ragione Pasquale Casillo a chiarire che non si tratta di auspicare un nuovo «mecenatismo», quanto di cambiare metodi di approccio al tema della promozione culturale riconoscendone il valore di ricchezza distribuita nel territorio. Per questo diventa fondamentale e irrinunciabile cambiare i metodi della pubblica amministrazione. Si fa sempre più strada l'idea che siano i criteri della qualità e della produzione a dover indirizzare i finanziamenti, e che anziché finanziare semplicemente attività ed eventi culturali, si debba procedere progressivamente a implementare la semplice elargizione di contributi con la creazione di servizi. Un esempio è dato dalla Mediateca Regionale Pugliese, passata da Teca a vero attivatore non solo di eventi ma di competenze, relazioni, capitale sociale proiettato già su scale internazionale per la condivisione di saperi e di pratiche. Non ultima la funzione della Lettura, su cui i Presidi del Libro hanno giustamente agito e posto l'attenzione. Anche qui è necessario rivedere strategie e incentivare connessioni. Nel corso del dibattito di questi mesi a proposito del Programma della futura Amministrazione Regionale, per esempio, è emersa con forza la necessità di realizzare una rete di Public Libraries, ovvero una radicale trasformazione della funzione d'uso delle Biblioteche di pubblica lettura, da ripensare come luoghi di accesso all'informazione, d'inclusione sociale, di welfare, di coworking per le start up e di innovazione e, non ultimo, di democratica cittadinanza. Questa rete di infrastrutture potrebbe così diventare l'ossatura di un sistema pubblico-privato, per la partecipazione sia degli operatori culturali sia anche di aziende e centri di ricerca, dando vita attraverso il fund raising a processi di sostenibilità economica virtuosi e produttivi. Come dice Tulanti è il momento di una nuova stagione! Ragionare sulla Cultura deve voler dire ragionare sull'economia futura, un futuro che è già il nostro presente. Non si tratta di un comparto settoriale eo marginale, di un ritaglio della spesa, bensì del cuore della nostra economia. La cultura quindi non solo come spesa ma soprattutto come investimento. Alle tradizionali politiche di spesa pubblica, è necessario sostituire un intervento che crei strutture stabili e sostenibili e possibilità di accesso con abbattimento dei costi di realizzazione delle iniziative. Investire sulla Cultura vuol dire anche investire sull'Innovazione. Recentemente il Consiglio d'Europa ha evidenziato che il Patrimonio Culturale svolge un ruolo anche rispetto a molte altre Politiche Pubbliche oltre la Cultura, contribuendo «agli obiettivi per lo sviluppo regionale, la coesione sociale, l'agricoltura, gli affari marittimi, l'ambiente, il turismo, l'istruzione, l'agenda digitale, la ricerca e l'innovazione». D'altra parte, ognuna di queste aree può avere un impatto sui beni e le produzioni culturali. La scommessa che la Puglia diventi Polo dell'Innovazione è l'occasione anche per connettere tutti i segmenti della filiera della Cultura (musei, archivi,cinema e audiovisivo, arte contemporanea e spettacolo, musica e design, danza e teatro, copywriter e grafici digitali) al processo dell'innovazione stessa. Per questo bisogna investire sulla produzione di Saperi Digitali (siti, e-commerce, software, produzioni video musicali ed editoriali con format digitali ), sulla Formazione ( nuove figure professionali, aggiornamento e long life learning), sull'Internazionalizzazione (per un approccio al mercato in funzione di networking secondo la nuova pianificazione europea). La terza parola strategica è Connessione. Nei sistemi dell'Amministrazione Regionale è necessario introdurre una connessione di tipo organizzativo. I Fondi che muovono le Attività Culturali e che rivengono dalla Programmazione Comunitaria possono essere ridistribuiti diversamente. Come si sa, tali Fondi sono amministrati da vari Assessorati. Innescare un processo di connessione tra i vari Assessorati quando agiscono in ambito culturale, potrebbe ottimizzare enormemente i risultati dell'azione regionale. Nello stesso tempo è necessaria una rinnovata politica degli Interventi fiscali : se da una parte bisogna far leva su di essi cercando di renderli più coerenti e armonici, dall'altra non vanno considerati completamente sostitutivi dell'investimento diretto. A questo proposito si fa sempre più necessaria una politica capace di attrarre nuove risorse private nel settore della Cultura, così come accade in altre parti d'Europa. Inoltre è necessaria un'attività di Coordinamento. Nell'ambito delle Attività Culturali, agiscono numerose tipologie di Enti, Amministrazioni locali, Università, Agenzie Regionali, Autorità varie. Alcune Leggi regionali non sono sempre efficaci nella regolazione dei rapporti tra la Regione e questi Enti, impedendo spesso una adeguata ottimizzazione dei risultati. Da più parti si auspica che da una parte vengano rivisti gli strumenti normativi esistenti e dall'altra ne vengano adottati di nuovi, affinché un ampio numero di Soggetti, tutti finanziati dalla Regione, concorrano agli stessi obiettivi. In tal senso, anche favorire progetti che prevedono connessioni articolate tra pubblico e privato e che sappiano coniugare vari settori economici (turismo, enogastronomia, artigianato, formazione professionale, innovazione, ecc.) con il settore culturale, può consentire lo svilupparsi di sinergie sia a livello di programmazione regionale che a livello territoriale. Sul piano finanziario, è necessario rivedere il rapporto tra Regione, Istituti Bancari e Imprese Culturali. Anche in questo ambito, sarebbe molto importante favorire e sostenere nel settore culturale la realizzazione di progetti di marketing strutturati al fine di implementare la capacità di attivare stabilmente iniziative di fund raising in senso ampio ed in tutte le declinazioni. Così come, razionalizzare e finalizzare gli sforzi recentemente fatti per dare sempre più visibilità al sistema dell'attrattività regionale, dovrebbe portare la rete degli eventi e delle attività culturali al centro di una proposta di comunicazione integrata, semplice e, al tempo stesso, funzionale alle diverse esigenze dei variegati sistemi economici regionali che da ciò potrebbe trarre notevoli benefici. In questa direzione vanno, per esempio, alcuni programmi e opportunità offerti dall' Europa di cui poco si parla e che forse è qui utile richiamare. Per esempio il Pon «Cultura e Sviluppo», i Fondi Europei a Gestione Diretta, il nuovo Quadro Comunitario di Sostegno (QCS), gli strumenti del Partnerariato locale e GECT. Nei dieci anni trascorsi, il governo di centrosinistra, rispetto al passato, ha prodotto politiche caratterizzate da un'utilizzazione più dinamica dei Fondi Strutturali Europei. Le politiche e le scelte dell'Amministrazione Regionale del decennio trascorso, hanno avuto il merito di produrre una consapevolezza diffusa del valore-cultura, della produzione culturale e del brand Puglia nel mondo. Compito del futuro Governo della Puglia dovrà essere quello arduo di riformare il sistema pubblico nella direzione fin qui descritta. Solo in questo quadro sarà possibile realizzare un rapporto innovativo con le imprese e le istituzioni private per uscire dalla fase della «sponsorizzazione» ed entrare in quella dell'investimento.
Corriere della Sera
13 Giugno 2015
Pubblico e privato insieme, la cultura è un bene comune
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Anna Montefalcone
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