Da Salvatore Settis a Carlo Bertelli: «Giardino dei Giusti, no al progetto di ampliamento» Sono bastate le prime trenta firme a rendere virale il documento-appello al sindaco per il Monte Stella. Alla protesta nata dal basso, che da due mesi scuote il quartiere, s'è aggiunta quella dei rappresentanti del mondo della cultura. La Soprintendenza s'era già espressa confermando «l'invasività» del progetto di ampliamento del Giardino dei Giusti con percorsi, stanze della meditazione, muri dei nomi. Trenta firme ed è già virale il documento-appello al sindaco per il Monte Stella. Firmano storici dell'arte e dell'architettura, urbanisti, intellettuali. La Soprintendenza s'era già espressa confermando «l'invasività» del progetto di ampliamento del Giardino dei Giusti presentato, con percorsi, stanze della meditazione, muri dei nomi. Ma ora alla protesta nata dal basso, che da due mesi scuote il quartiere, s'è aggiunta quella dei rappresentanti del mondo della cultura. Non è un no contro il Giardino dei Giusti. Anzi. «È motivo d'orgoglio per Milano e per l'Italia che esista al Monte Stella il Giardino dei Giusti. Qui il richiamo alla memoria ben si sposa con la serenità del luogo e con la storia e lo spirito da cui ha avuto origine il Monte Stella: un sacrario civile costituito dalle macerie della città devastata dai bombardamenti». Così lo ha pensato il progettista, Piero Bottoni (la cui madre Carolina Levi era ebrea e visse la deportazione della sorella Maria a Ravensbruck) lo ha pensato come oasi di pace, monito contro l'orrore della guerra. Per questo c'è allarme per un progetto che «sotto la definizione fallace di riqualificazione rischia di compromettere questi valori che ben si integrano con la bellissima iniziativa del Giardino dei Giusti». Giancarlo Consonni e Graziella Tonon, che di Bottoni furono allievi e che sono i custodi dell'Archivio omonimo, hanno detto che l'impatto del nuovo intervento «sarebbe violento, verrebbero costruiti muri, totem, pareti metalliche e un anfiteatro tradendo la natura stessa del Giardino fatto di alberi e cippi, togliendo armonia al suo inserimento nel contesto e aprendo la strada a usi impropri e a un possibile degrado». Firmano l'appello gli urbanisti Meneghetti, Mioni, Berdini, Brenna, Gibelli, e ancora Gardella, e i professori di Composizione architettonica del Politecnico Vitale, Bonaretti, Fosso e Bordogna. Prendono posizione con Giuliana Parabiago, direttrice di Vogue e portavoce del comitato Abitanti Amici del Qt8, la scrittrice Erminia dell'Oro e Vivian Lamarque. Fanno sentire la loro voce Carlo Bertelli, Piero Bevilacqua, Salvatore Settis e il vicepresidente emerito della Corte Costituzionale Paolo Maddalena. Il messaggio sia chiaro: si difende il Monte Stella e il Giardino dei Giusti che qualcuno a suo tempo ha voluto com'è oggi, «non una foresta di muri», ma cippi e alberi. «Pensare che qualcuno voglia lasciare "un segno" stravolgendo il paesaggio è inaccettabile», conclude il verde Enrico Fedrighini.
Milano. Trenta firme (nobili) per il Monte Stella
Il Giardino dei Giusti, un luogo di memoria storica, è stato oggetto di un progetto di ampliamento che ha suscitato proteste sia da parte dei residenti del quartiere che del mondo della cultura. La Soprintendenza ha confermato l'invasività del progetto, che prevede percorsi, stanze della meditazione e muri dei nomi. I rappresentanti del mondo della cultura, tra cui storici dell'arte e intellettuali, hanno firmato un documento-appello al sindaco per fermare il progetto. Il Giardino dei Giusti è considerato un luogo di orgoglio per Milano e per l'Italia, e il progetto di ampliamento rischia di compromettere i valori di pace e memoria che sono stati integrati con la sua iniziativa.
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