Giuliano Gori, 85 anni, fa strada nel meraviglioso parco romantico che abbraccia Villa Celle, a Santomato di Pistoia. Attraversa un laghetto graffiato dal rosso delle sculture galleggianti di Marta Pan, oltrepassa una fantasmagoria medievale in acciaio, forgiata da Alice Aycock, e indica una specie di depressione del terreno, ricoperta di verzura. «Ecco, è lì che George Trakas volle usare la dinamite». Come? «Sì, la dinamite. Fece un'opera intitolata Il sentiero dell'amore e si incaponì: "Ci vuole un'esplosione, diamine! Che diavolo di amore è senza esplosione?" Sì, la usò». Basta uno dei mille aneddoti che l'imprenditore di Prato ha collezionato in 33 anni di vita interamente dedicata all'arte per capire che cosa c'è dietro questa «utopia nel verde» innestata nella campagna toscana che fu di Leonardo (Vinci è a due passi da qui) e di Carducci. Utopia che ora fa parte del circuito di Toscana '900. «Sono sempre stato un collezionista spiega ma dagli anni 80 ho deciso di diventare un produttore di arte ambientale. Che è una cosa particolare: gli artisti vengono qui, invitati da me, vivono qui per periodi che vanno da qualche settimana ad anni interi e creano in simbiosi con la natura. Con opere che sono un completamento del territorio, non un'invasione». In villa e nel parco, ecco che in un dolce pomeriggio di giugno si dipana una piccola storia dell'arte contemporanea. In una delle stanze della casa (che fu di Tammaro De Marinis, uno dei bibliofili più importanti al mondo) ci sono i circoli di pietra bigia, «timbro» spirituale di Richard Long, che fronteggiano affreschi post moderni di Sol LeWitt; più avanti, il caos armonioso di Emilio Vedova si dispone in pannelli rotondi simili a nuvole di materia spiovente dai soffitti. «Nel periodo in cui stette qui convinse un addetto alla soprintendenza ad abbattere un muro, che poi però feci ricostruire», dice Gori. Ma bisogna uscire nel parco, vedere come l'arte contemporanea può fare l'amore con cedri, platani e faggi alla maniera di Leonardo o di Signorelli. Perché l'arte ambientale è questo: vivere, sudare, piallare, forgiare, dipingere con lo stesso sangue della terra. Si va dritti alla folla allucinata di Katarsis , della polacca Magdalena Abakanowicz: una schiera di senza volto, rivolti verso il benessere dell'Occidente. «Lei venne a Celle racconta Gori decisa a non usare più il bronzo. Per mesi provò i più disparati materiali, poi tornò alla matrice originaria. Ecco, per me l'artista deve prima di tutto cercare una sua lingua. Per esempio, qui Joseph Kosuth ha preso a lavorare en plein air ». Si cammina molto (ogni visita, guidata, deve durare 4-5 ore) e si arriva a una collinetta punteggiata da lastroni di pietra inclinata. Pare un cimitero arcaico, ma è una delle cose più belle di Fattoria Celle: Open Field Vertical Elevations di Richard Serra, che qui usò per la prima volta la pietra. «Andammo nelle cave a cercare blocchi che avessero tutti la stessa forma, poi costruimmo degli argani appositi per infilarli nel terreno». Eccolo il segreto, un po' come per le pietre di Stonehenge: la suggestione nasce dalla complessità della tecnica, dalla fatica nell'installare il pezzo giusto all'altezza giusta. Mesi dopo, bussarono alla porta della villa: era Leo Castelli (il celebre mercante d'arte), giunto apposta per vedere l'opera. Ecco perché la collezione Gori si innerva nel progetto di Toscana '900: perché qui il territorio parla una lingua nuovissima, eppure antica. Si guardi la poesia delle installazioni di Fausto Melotti: suoni e visioni sull'acqua, come nei dipinti di Botticelli; o il gioco di colori e specchi nella grande scultura di Daniel Buren: il finto e il vero si rincorrono in un gioco illusionistico che nelle mani di Bramante divenne meraviglia. Ma la visita va conclusa in una rimessa, al vertice di una collina, dove dalla penombra affiorano due enormi tele di Anselm Kiefer: verrebbe voglia di pregare se non fosse che quei numeri bianchi che spiccano dal fondo scuro stanno denunciando la brutalità delle violenze del Novecento. Un secolo «breve» e terribile, ma anche meraviglioso. Come questi scorci di vite vissute.