Caro direttore, in riferimento agli articoli del Corriere fiorentino sulla difficile situazione della Galleria dell'Accademia e di via Ricasoli, alcune proposte concrete per il direttore della Galleria (o per il futuro dirigente-manager): 1) Prenotazione obbligatoria degli ingressi, con orario di accesso: si eliminerebbe la coda dei non prenotati e si terrebbero sotto controllo flussi e numeri. 2) Dedicare fasce orarie ai gruppi organizzati e altre ai visitatori singoli, famiglie e piccoli gruppi, per distribuire meglio i flussi nell'arco dell'intero turno di apertura (8-19). 3) Introduzione del biglietto elettronico in alternativa al cartaceo, acquistabile su internet o su app dedicate, così da ridurre le code. 4) Realizzare un nuovo adeguato ingresso alla Galleria, con spazi di accoglienza, biglietteria, bookshop, guardaroba (oggi assente) e ristorazione (oggi assente). Ci sono due spazi, ampi e separati dalla strada, che potrebbero essere utilizzati, in quanto fanno parte dello stesso complesso edilizio del museo (già ci sono porte di collegamento). Il primo è il cortilechiostro dell'Accademia di Belle Arti, che, però, è parte integrante della scuola. Nel caso in cui la scuola, come sembrava qualche anno fa, cercasse altrove una collocazione più funzionale, il chiostro sarebbe perfetto come nuovo ingresso alla galleria, da via Ricasoli. In alternativa, essendo parte dello stesso Ministero della Galleria dell'Accademia, c'è il grande cortile dell'Opificio delle pietre dure, con ingresso da via degli Alfani. Fra l'altro, un progetto comune fra Opificio e Galleria potrebbe far convergere sull'Opificio, in grave crisi di risorse umane e finanziarie, una parte degli introiti degli ingressi. Occorre solo un po' di coraggio e di sana innovazione! Alessandro Santini dip. ministero Beni culturali C aro direttore, una volta, prima dell'unità d'Italia, prima che via del cocomero prendesse il nome di Bettino Ricasoli, la strada viveva di un fermento culturale grazie allo storico teatro Niccolini (ex teatro del cocomero) e alle numerose attività commerciali e culturali offerte dalle varie tipiche botteghe, più o meno a fatica sopravvissute. Via Ricasoli era la via del libro e dell'editoria, con le sue librerie e le tipografie: all'inizio del secolo scorso esistevano almeno quattro librerie, adesso solo in due resistono, testimoni di un degrado che non è solo culturale. Adesso via Ricasoli è soprattutto una via di passaggio dove transitano milioni di turisti attratti dal David o dal Cupolone. Turisti che si riempiono gli occhi delle nostre bellezze e talvolta il naso delle nostre nefandezze. Sono trascorsi ormai diversi mesi dall'inaugurazione dell'osannato Eataly e ne sono trascorsi altrettanti dalla segnalazione (alias petizione) di alcuni residenti che lamentavano cattivi odori provenienti dagli sfiati delle cucine posti sul tratto tra piazza Duomo e via de Pucci. Basta infatti transitare tra le due uscite di sicurezza di Eataly, per rimanere avvolti da un'ondata di odori che talvolta lascia letteralmente senza respiro. Un'ondata che avvolge le orde di turisti ma che invade soprattutto l'habitat di chi vive e lavora in quel tratto di strada. Un residente ha segnalato agli organi competenti la situazione, ma dopo un iter di ispezioni e controlli tutto è rimasto come prima. A questo fetore si aggiunge anche quello del ristorante Buca Niccolini che ha le canne fumarie della cucina «nascoste» dietro le persiane delle finestre a 2 metri di altezza dal marciapiede: quando cucinano la bistecca alla fiorentina ci si vergogna di essere fiorentini. Si discute spesso del degrado della città, quasi esclusivamente rappresentato dagli atti di vandalismo: gli occhi che vedono il monumento imbrattato o le orecchie che sentono i rumori notturni creano disagio e indignazione, ma quando l'offesa si rivolge all'olfatto pare che il danno sia meno grave. Via Ricasoli, una delle principali vie di accesso al «monumento aperto» costituito dalle bellezze che fecero di questa città la città splendente e profumata come il fiore che la rappresenta, merita rispetto, attenzione e salvaguardia di quel patrimonio unico che è il luogo dove viviamo. Un cittadino