La soprintendente Marino: percorsi fuori dal centro e pressione sui tour operator Abusivi, turismo di massa, tutela e valorizzazione dei monumenti, necessità di articolare un'offerta culturale fuori dai soliti percorsi. È un ragionamento ampio e articolato quello che Alessandra Marino soprintendente ai beni architettonici, artistici e storici e responsabile per circa due mesi e mezzo del Polo Museale Fiorentino nel dopo Acidini fa sul consumo e l'usura di Firenze. Da questa situazione, ragiona la funzionaria del ministero, se ne esce solo con «una collaborazione con i tour operator che, invece di puntare sempre e solo sui luoghi-icona, dovrebbero proporre anche mete diverse». E poi fa autocritica: «Bisogna rafforzare la capacità di elaborare progetti che possano attrarre pubblico». Soprintendente Marino come si può arginare l'assalto dei turisti a Firenze? «Non si può certo demonizzare il turismo, si tratta piuttosto di capire come governare le cose e come conciliare valorizzazione e tutela. La situazione è sicuramente grave e complessa: insieme al Comune abbiamo cercato di indirizzare alcuni provvedimenti per cercare di migliorare il decoro della città, ma c'è molto lavoro da fare. Dall'altra parte c'è il discorso sull'offerta, perché se è vero che c'è una concentrazione fortissima di turismo orientata sempre verso le stesse mete, di contro ce ne sono altre completamente trascurate, nonostante siano, a volte, di pari livello qualitativo. Dovremmo cercare di allentare la pressione sui soliti elementi iconici. Dunque, il tema su cui interrogarci è proprio questo: come possiamo far conoscere a chi arriva a Firenze e in Toscana che abbiamo un patrimonio immenso da vedere?» Come si può fare? «Ci sono due tipi di turismo: quello dei croceristi che in un giorno devono visitare la città, e quello di chi, tornando a Firenze, cercano anche altro. È su questi ultimi che dobbiamo lavorare facendo rete, creando percorsi e itinerari tematici. Ma ci deve essere la costruzione di un pensiero, di una valida alternativa culturale, un impegno forte nell'elaborazione di idee e progetti, una collaborazione con i privati, una buona comunicazione e soprattutto ci devono essere mezzi di trasporto che arrivino in quei luoghi sconosciuti ai più. Ma anche gli operatori turistici devono capire che c'è una potenzialità ricchissima appena fuori città. C'è un altro tema, a cui tengo tanto: credo vi sia la necessità di lavorare sui bambini, nelle scuole, perché chi fin da piccolo ha imparato che l'arte e la cultura sono belle cose, poi educa la propria famiglia e, crescendo, diventa un cittadino più responsabile». La sottosegretaria Borletti Buitoni sul Corriere Fiorentino ha parlato di un Uffizi 2 in periferia per alleggerire il centro. Cosa ne pensa? «Attorno al patrimonio che abbiamo si possono creare delle idee, dei percorsi culturali e delle iniziative. In questo senso l'idea del sottosegretario è condivisibile. Personalmente, però, non sento la necessità di creare nuovi musei. Ci possono essere strutture pari a quella degli Uffizi ma vanno veicolate con un titolo, un progetto e una comunicazione efficace. Chiamarli Uffizi 2 però potrebbe causare confusione e fraintendimenti». Uno dei grandi problemi di Firenze è l'occupazione dei suoi luoghi simbolo da parte dei venditori abusivi. «La solidarietà nei confronti del destino umano di certe persone non può essere l'alibi per accettare che i luoghi d'arte, le piazze e le strade siano invase dal commercio abusivo. Le distese di tappetini spesso come succede a Ponte Vecchio rendono difficile anche poter camminare. Qualche riflessione in questo senso sarebbe giusto farla per arginare il fenomeno».