Dedicata a San Sivino, a Manerba, è legata a una leggenda Se ne raccontano di storie misteriose sul Garda. Una di queste riguarda un'antica chiesa che sorge al confine tra Manerba e Moniga su uno splendido promontorio lanciato nell'azzurro del lago. La storia in questione parla di patti diabolici e di antiche interferenze del maligno pronto a incassare l'anima della sue vittime dopo aver concesso lauti privilegi. Della leggenda che rende particolare questo luogo parleremo dopo, prima la buona notizia: la chiesa sarà restaurata, sistemata, riportata a nuova vita. Anzi i lavori sono già in corso e grazie all'interessamento di un comitato spontaneo «Salviamo la chiesa di San Sivino» e della Parrocchia dovrebbero essere ultimati a breve. Chiedere un aiuto a residenti (e perché no? - anche ai turisti: Ubi-Banco di Brescia Agenzia di Manerba, iban : IT53Y0350054720000000004080) è d'obbligo. L'intervento di consolidamento costerà circa 80 mila euro ma consentirà di preservare da un inarrestabile degrado questo splendido gioiello gardesano peraltro al centro anche di una complessa vicenda di carte bollate. La chiesa infatti sorge all'interno di un fondo privato e questa circostanza ha reso difficoltoso se non impossibile per lungo tempo l'accesso. In attesa che il Tribunale prenda le sue decisioni, tuttavia, il custode giudiziario cui è stata affidata la chiesa (su ordine del Tribunale stesso) ha predisposto l'accesso alle squadre di operai per consentire l'urgente, non più dilazionabile, intervento di consolidamento del santuario. Chiesa antica, antichissima, dunque, quella di San Sivino. Risalente all'Alto medioevo, per gli storici almeno all'VIII secolo, nel tempo ha subito numerosi rimaneggiamenti anche se sono ancora presenti antiche strutture di origine longobarda. Nei secoli il sito ha ricoperto una sempre maggiore importanza come dimostrano i successivi ampliamenti. Oggi l'auspicio è che torni presto alla comunità gardesana che qui ha innalzato per secoli le sue preghiere. E il famoso patto con il diavolo? Così racconta la leggenda Don Antonio Fappani: «Un certo mugnaio di nome Marco, che aveva messo mulino a Manerba, vedendosi sempre più mancare l'acqua che invece affluiva sempre più abbondante nei mulini del suo concorrente, dopo aver invocato inutilmente S. Sivino, si risolse a chiedere protezione al diavolo, il quale firmò il patto infernale posando il piede sulla pietra sulla quale rimase anche l'impronta della mano del mugnaio Marco». E qui comincia il bello «In punto di morte, dopo che i suoi affari erano andati a gonfie vele con il favore diabolico, Marco si confessò provocando l'ira del diavolo che, dopo aver tramutato in paglia i soldi accumulati, distrusse il mulino». Del patto vengono mostrati ancora i segni della mano del mugnaio e del piede del diavolo, ai quali è stata aggiunta una croce che ha dissolto il satanico contratto, liberando l'ingordo dalla sua stessa avidità. E liberando il Garda dal maligno. Si dice...