L'incarico da Cenni, l'invito di Biffoni. Il Comune: impegni disattesi PRATO. Uno Sgarbi in meno, diverse decine di migliaia di euro in più per le casse del Comune. Il critico, al contrario di quel che era stato annunciato, non avrà alcun ruolo nella riorganizzazione culturale di Prato. Non dirigerà alcuna mostra e dal Comune dicono che non riceverà alcun compenso. Dall'inizio della vicenda è passato un anno. Erano i giorni caldi della perenne polemica su (e di) Vittorio Sgarbi, quelli della protesta per la sua esclusione dalla rosa dei pretendenti alla direzione del museo «Pecci». Roberto Cenni (centrodestra) agli sgoccioli del suo mandato da sindaco gli offrì l'incarico per dirigere alcune mostre in città. Incarico accettato: il compenso stabilito era di circa 70.000 euro in un anno. Ma Roberto Cenni, pochi giorni dopo, perse le elezioni comunali contro Matteo Biffoni (Pd). Biffoni invitò subito Sgarbi in città e furono stipulati una serie di percorsi per onorare quel contratto. Ci fu una conferenza stampa che illustrava le mostre che sarebbero state inaugurate di lì a poco. La nomina di Sgarbi ad assessore alla Rivoluzione (proprio così) nel Comune di Urbino, la sua voglia di candidarsi alla guida del Comune di Milano, hanno cambiato le cose. Risultato, secondo quanto si apprende dal Comune pratese, lui non avrebbe portato avanti nessuno degli impegni presi in questi mesi con la città. Quanto basta per dirsi addio in silenzio. Sempre che Sgarbi non abbia ancora qualcosa da ridire.