Sull'abbattimento delle case abusive e il ripristino dei luoghi in zona a vincolo Gui-Mancini gli enti interessati rischiano di passare dalla parte degli imputati. Lo "schiaffo" è arrivato il 28 maggio scorso, per quanto il tutto sia divenuto pubblico solo ieri. La Procura della Repubblica di Agrigento prende "carta e penna" e scrive all'allora commissario straordinario del Comune Luciana Giammanco, al dirigente del settore VI, Territorio e ambiente, Greco, alla SOpRINTENDENZA ai beni culturali e all'Ente parco Archeologico una nota dal titolo assolutamente inequivocabile: "procedimenti esecutivi per demolizioni manufatti abusivi". Un documento che è il quarto su questo tema (gli altri risalgono al 21 ottobre 2014, al 26 marzo e al 14 aprile) e che adotta un tono ben poco accomodante. "Si rimane stupefatti - si legge - in ordine al diniego di competenze che, come si evince dalle anzidette note, codesti uffici disattendono nonostante i precisi obblighi provenienti dalle leggi vigenti. In attesa di precise, circostanziate e dettagliate risposte principalmente esecutive alle richieste provenienti da questa autorità giudiziaria, si dovrà procedere a carico dei responsabili di codesti uffici che, con perdurante ostinato ritardo, impediscono il ripristino della legalità nella zona del Parco archeologico, interessata dalla presenza di manufatti abusivi per i quali è stata disposta con sentenza divenuta irrevocabile, la demolizione". Il percorso che la Procura minaccia potrebbe essere seguita è quella della contestazione dei reati di omissione in atti d'ufficio e abuso d'ufficio. Del resto, ben poco in questi anni si è mosso sul fronte della eliminazione delle strutture costruite da quelli che oggi si fanno chiamare "residenti della zona A", che negli anni si sono dotate di servizi a rete, sui quali i proprietari pagano anche le imposte al Comune e che, solo recentemente, stanno cominciando ad avvertire le prime difficoltà burocratiche. La messa in mora della Procura, adesso, potrebbe avere l'effetto di smuovere diversi chili di polvere da pratiche che da anni giacciono negli uffici pubblici e portare a risultati: identico comportamento i magistrati avevano tenuto nei confronti dell' "eco-mostro" della Scala dei Turchi, "inchiodando" gli enti alle proprie responsabilità. Il giorno della divulgazione di questa nota, tuttavia, in pochi possono o vogliono parlare. Se il Parco e la SOpRINTENDENZA hanno declinato cortesemente la proposta di una intervista e il sindaco Lillo Firetto ha garantito che avrebbe portato il tema al centro del primo incontro con i dirigenti svoltosi ieri pomeriggio, più netto è Domenico Fontana, presidente regionale di Legambiente e assessore designato della giunta comunale di Agrigento. "Bene sta facendo la Procura ad iniziare a contestare a funzionari e amministratori che rimangono inermi il reato di omissione - spiega -. Adesso credo che una strada sia quella di trovare una soluzione condivisa, facendo rispettare la legge tenendo comunque conto degli interessi di tutti. In tal senso Legambiente ha già proposto a Comuni come quello di Castelvetrano, progetti di 'transazione' da inserire nel Prg". 05062015